Nepote, Carlo Ignazio

Il pregiudizio smascherato
di quel che scrive in sdrucciolo
giudica tu, Fabbrizio,
che un anno fu in Venezia,
e cinque in campidoglio.
Vinti sette anni corrono,
che si partì dal Tevere,
e più di cento tavole
d'altar dipinse ad olio.
Storie, ritratti, favole,
insegne, voti, e scattole.
A colla, a fresco, all'aria,
ne' templi, e nelle camere,
pur non avanza un'obolo
avendo figli, e moglie,
perché non parla italico,
o con francesi termini.
Né vellutato mirasi,
né men di fiocchi carico,
come ben spesso giungono
li forestier in maschera.
Avanti di partirtene,
all'arsenale portati,
vedere l'edifizio,
che l'attenzione merita.
Il collonel degnissimo
d'artiglieria reggere
il corpo rispettabile
che Devincenti nomasi.
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