Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
In Ancona, dove erasi dato ricetto ai discepoli del Santo allorché viveva, e dove a pubbliche spese si era fabbricata in quel tempo una chiesa, aveva sede episcopale un Niccolò di nazione ungara, il quale spinto da devoto zelo eresse co’ propri danari un’altra chiesa dedicandola a Maria Vergine, ed al serafico san Francesco, e fu essa compiuta ai 15 d’agosto del 1323 nel pontificato di Giovanni XXII. Se non sappiamo a chi appartenesse la direzione di questa fabbrica, si presenta però tale d’argomentarne valentissimo l’architetto. Egli si atteneva a quello stile ch’era proprio del tempo. Dei grandi pilastri sostengono la volta che posa sugl’intercoloni. La tribuna, alla quale si ascendeva, si presentava maestosa, qualità, che specialmente aveva luogo per gli architetti di questo secolo e che poi non ebbe uguale effetto coll’andare del tempo, giacché col voler troppo ornare di colonne e di pilastri i grandi archi delle tribune si rese la visuale più ristretta e la luce più opaca. Dal che ne nasce che non si sono ottenuti se non dei sfavorevoli risultamenti che purtroppo appariscono anche in questa fabbrica, la quale cambiò ogni vecchia forma nella metà del secolo passatoBernabei, Cronache Anconitane, manoscritto, capitolo 93. Narra Saraceni, Storia d’Ancona a pag. 188, che nel claustro del convento rimaneva scolpita la memoria della fondazione della chiesa ch’è la seguente. ANNO DOMINI MCCCXXIII. IN FESTO ASSUMPTIONIS DOMINICÆ, ISTA ECCLESIA COSTRUCTA EST PER DOM. NICOLAUM ANCONITANUM EPISCOPUM IN HONOREM SANCTÆ MARIÆ MAJORIS, TEMPORE DOMINI JOANNIS PAPAE XXII.
Baglioni, Storia della chiesa di San Francesco d’Ancona, pag. 31.
L’architettura della chiesa attuale è di Ciaraffoni architetto anconitano.
Guida d’Ancona del 1821, pag. 16.
. Rimase ad ornarsi la facciata di questa chiesa allorché fu aperta, e quando questa fosse poi compiuta ne parleremo a suo luogo. Treia tenne dietro ad Ancona e si eresse anche ivi una chiesa al santo che poi variò nel 1442 e nel 1596, e fu ridotta a quello stato che oggi si scorge nel 1606In quest’iscrizione prodotta da Colucci nella Storia di Treja (parte III pag. 205) si ha tutto quello che riguarda la fondazione di questa chiesa e del convento.
D. O. M.
SERAPHICUS PATER SANCTUS FRANC DECUS ITALIÆ. INVICTUS – JESU – HEROS. ORITUR ANNO DOMINI MCCLXXX. FUNDAT ORDINEM MINORUM MCCXXIII. III. KAL. DECEMBRIS RAPITUR A DEO MCCXXVI. NONIS OCTOBRIS. DEDICATUR – EI HOC TEMPLUM MCCC. SEXTO KALENDAS NOVEMBRIS, BISQUE HONORATUR. COMITIIS PROVINCIALIBUS MCCCCXCII. VI. IDUS MAIJ ET MDXI. KALENDIS MAJI – AT SECUNDO PRÆSENTE G. P. MAGISTRO PHILIPPO GESUALDO GENERALI FELICITER CELEBRATA FUERE – FRATER HILARIUS ALTOBELLUS TREJENSIS DOCTOR THEOLOGIÆ PROVINCIALIS ORIENTIS SCULPIRE CURAVIT ANNO MDCVI.
. Nel 1351 sappiamo che s’incominciasse a fabbricare quella d’Arcevia e per la spesa vi concorse Alborghetto Chiavelli signore di FabrianoAscevolini, Storia di Fabriano, manoscritto, pag. 28.; e forse nel medesimo anno si edificavano quelle di Monte Ottone, che poi al pari delle altre di nuovo si rifeceroCatalani, De Ecclesia Firmana, pag. 217.
La chiesa dei frati minori di Mont’Ottone fu consacrata da Pietro vescovo di Osimo per facoltà concessagli da Bongiovanni, come vi lesse Catalani in una copia di bolla di detta consagrazione che trovavasi presso i religiosi di quel convento.
, e quella di Fallerone, la quale s’è apprezzabile nella parte interna, non è meno interessante nell’esterna dove si usarono molti ornati di terra cotta, i quali crederei posteriori all’erezione della chiesa essendosi pratticati in ispecial modo nel secolo susseguente. Se di questi sono abbondevolissimi i paesi della provincia, lo è più d’ogni altro Fallerone, dove non havvi quasi finestra o porta di privata abitazione che non sia ricca di
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