Ricci, Amico
Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
L’esser la maggior parte dei paesi della Marca collocati sull’alto de’ colli rendeva indispensabile il procurare che ognuno avesse delle fonti pubbliche, giacché alla difficoltà e alla grande spesa che avrebbe dovuto sostenere il privato, conveniva che supplisse chi era in quel tempo signore di questi luoghi.
Nel 1200 erasi in qualche paese già incominciato a provvedere a tal bisogno, ma si spiegò una maggiore attività in questo secolo, dove senza numerare le molte fonti che si aprirono nelle terre, se ne stabilirono altre nelle principali città, le quali oltre al comodo servivano altresì di pubblico ornamento.
Fu nel 1300 che si aprì in Fermo la fonte posta fuori della porta di San FrancescoÈ talmente corrosa l’iscrizione scolpita nella fonte fuori di Porta San Francesco che non può sapersene se non l’anno MILLE TRECENT. . . . . . . . . . DUODECIMO.. Nel 1309 l’altra suburbana detta di FalleraEccone l’iscrizione.
TEMPORE NOBILIS – ET POTENTIS MILITIS. D. PORINI DE VERNACIS – DE CONDEMNATIONIBUS. FACTIS. PER IPSAM EXISTENTE – CAPITANEO – RAINALDO. DE MANNIARDO. DE RENTE. HIC FONS – FACTUS EST ANNO DNI. MCCCIX. MENSE AUGUSTI.. Ma più che queste, deve richiamare la nostra attenzione quella che si costruì presso il 1326 a pochi passi di distanza da Macerata, ch’è detta comunemente Fonte Maggiore. Copriva in quest’anno l’impiego di podestà Cicco figlio d’Accorambono da Tolentino, il quale per essere sempre più accetto a quei cittadini volle con questo monumento lasciare una memoria del provvido suo governo, ordinando che i maestri Marabeo e Domenico, fratelli, si occupassero in quest’opera. Non saprei se questi fossero soltanto impiegati nella direzione de’ canali, o pure dirigessero ancora la parte degli ornamenti, ma se essi lo furono dovremo lodare la loro perizia anche in quest’arteCompagnoni, Reggia Picena, pag. 190.
Santini, Storia di Tolentino, pag. 226.
IN DEI NOMINE AMEN. AN. DNI | MCCCXXVI. INDIC. VIII. TEMP. | DONI. JOANNIS. P. P. XXII. HOC. OPUS. | FACTUM FUIT TEMP. NOBILIS, ET POTENTIS VIRI. | CICCHI – DE ACCURIMBONÆ. | DE TOLENTINO POTESTATIS. CIVITATIS MACERATÆ.
Sotto allo stemma della città vi si legge: Magister Marabeus; et Dominic. Frat fecer. hoc opus Deo gratias.. Sappiamo in fine che quell’Alborghetto Chiavelli, che tanto operò per render bello il paese di cui era signore, nel 1351 fece rinnovare la pubblica fonte ch’esisteva nella piazza di Fabriano fino al 1180, e la condecorò di Bassorilievobassi rilievi di pietra, i quali furono rinnovati in gran parte nel pontificato di Sisto IV, ed ora veggonsi per ingiuria del tempo quasi deperitiAscevolini, Storia di Fabriano, manoscritto, pag. 8.. Mentre che queste cose operavansi con tanto vantaggio della pubblica civilizzazione, continuavano collo stesso furore le contese fra le fazioni Guelfe e Ghibelline, senza che queste portassero una pregiudizievole interruzione delle arti. Anzi quella stessa ambizione ch’eccitava un partito, una città a volere primeggiare fra le altre, loro ispirava eziando il desiderio di giustificare la
TEMPORE NOBILIS – ET POTENTIS MILITIS. D. PORINI DE VERNACIS – DE CONDEMNATIONIBUS. FACTIS. PER IPSAM EXISTENTE – CAPITANEO – RAINALDO. DE MANNIARDO. DE RENTE. HIC FONS – FACTUS EST ANNO DNI. MCCCIX. MENSE AUGUSTI.. Ma più che queste, deve richiamare la nostra attenzione quella che si costruì presso il 1326 a pochi passi di distanza da Macerata, ch’è detta comunemente Fonte Maggiore. Copriva in quest’anno l’impiego di podestà Cicco figlio d’Accorambono da Tolentino, il quale per essere sempre più accetto a quei cittadini volle con questo monumento lasciare una memoria del provvido suo governo, ordinando che i maestri Marabeo e Domenico, fratelli, si occupassero in quest’opera. Non saprei se questi fossero soltanto impiegati nella direzione de’ canali, o pure dirigessero ancora la parte degli ornamenti, ma se essi lo furono dovremo lodare la loro perizia anche in quest’arteCompagnoni, Reggia Picena, pag. 190.
Santini, Storia di Tolentino, pag. 226.
IN DEI NOMINE AMEN. AN. DNI | MCCCXXVI. INDIC. VIII. TEMP. | DONI. JOANNIS. P. P. XXII. HOC. OPUS. | FACTUM FUIT TEMP. NOBILIS, ET POTENTIS VIRI. | CICCHI – DE ACCURIMBONÆ. | DE TOLENTINO POTESTATIS. CIVITATIS MACERATÆ.
Sotto allo stemma della città vi si legge: Magister Marabeus; et Dominic. Frat fecer. hoc opus Deo gratias.. Sappiamo in fine che quell’Alborghetto Chiavelli, che tanto operò per render bello il paese di cui era signore, nel 1351 fece rinnovare la pubblica fonte ch’esisteva nella piazza di Fabriano fino al 1180, e la condecorò di Bassorilievobassi rilievi di pietra, i quali furono rinnovati in gran parte nel pontificato di Sisto IV, ed ora veggonsi per ingiuria del tempo quasi deperitiAscevolini, Storia di Fabriano, manoscritto, pag. 8.. Mentre che queste cose operavansi con tanto vantaggio della pubblica civilizzazione, continuavano collo stesso furore le contese fra le fazioni Guelfe e Ghibelline, senza che queste portassero una pregiudizievole interruzione delle arti. Anzi quella stessa ambizione ch’eccitava un partito, una città a volere primeggiare fra le altre, loro ispirava eziando il desiderio di giustificare la
p. 61
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Edizione cartacea
Informazioni bibliografiche
Ricci, Amico, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, Macerata, Tipografia di Alessandro Mancini, 1834
Edizione digitale
Acquisizione
Marco Pochesci
Codifica
Marco Pochesci
Revisore
Marco Pochesci
Data di pubblicazione
30/6/2024
Revisioni all'edizione digitale
Revisore
Marco Pochesci