Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
propria preminenza col numero, colla grandezza, colla magnificenza de’ lavori ordinati per l’utilità e per l’abbellimento della città e del territorio. Già vedemmo in quanti luoghi si edificavano nel finire dello scorso secolo palazzi che servissero e di decorosa abitazione ai diversi magistrati delle città, ed ai vescovi che le governavano nello spirituale; nonché altre fabbriche di cittadino abbellimento, ed anche in questo, trovo che quei di Fermo, nel momento stesso in che si occupavano di abbellire e restaurare il loro palazzo prioraleDel Palazzo Priorale di Fermo si hanno notizie fino al 1397. Esso fu di nuovo restaurato nel 1446 dai danni sofferti durante l’assedio degli Sforza. Così m’avvertiva il lodato signor Fracassetti., il vescovo Antonio de’ Vecchi non voleva essere da meno presso de’ suoi, ed ordinava che si rendesse più comodo e si abbellisse quello che doveva essere per i vescoviCatalani, De Ecclesia Firmana, pag. 22.
Ecco l’iscrizione che fece scolpire lo stesso vescovo.
REVERENDUS – IN CRI. PATER – ET D. OMINUS – DONUS. – ANTONIUS – DE VETULIS. DE VITERBIO – LEGUM – DOCTOR – DEI – GRAT. – EPS. ET PRINCEPS – FIRMAN – CONSTRUI – FECIT – HAS – ÆDES – DE – MOS. – IN HONOREM – VIRGIS – GLOSÆ – ANNO DNI MCCCLXXXXI. DIE XV. MS. JULII.
. Quelli d’Ascoli nel 1375 ordinavano a Massio di Niccoluccio ed a Ravvolto, architetti della loro città, che costruissero il ponte maggiore entro il breve spazio di venti mesi e ne permettevano in premio quattro mila ducati. Ed essi condussero quell’opera grandiosa ed ardita mostrandosi peritissimi nell’arte che professavanoIn un manoscritto nella libreria Grassi d’Ascoli contenente le memorie storiche di Ascoli fino al 1524 a pag. 24.
Cantalamessa Giacinto, Memorie intorno agli artisti e letterati ascolani, pag. 82.
. Un altro ponte pure si costruiva in questo secolo in Fabriano, il quale, secondo ne pensa d’AgencourtD’Agencourt, volume II, pag. 470., nell’ingegnosa disposizione data a questo monumento per renderlo capace di resistere alla rapidità del torrente, si ha nuova testimonianza che la scienza dell’edificazione era rimasta superiore all’arte ne’ tempi della decadenza. Ma più che di queste opere le fazioni anzidette facevano sì che si moltiplicassero i lavori destinati a proteggere la sicurezza dello stato, ed a tenere il popolo obbediente ed a lusingare la vanità dei cittadini. Lasciando da un canto le infinite torri fabbricate ancora nell’interno delle città, fra le quali presso di noi si distinse Ascoli, che si disse al pari di Pavia, Bologna, Lucca, Cremona, Verona, Mantova, città turritaCantalamessa Giacinto, idem, pag. 32 e seguenti. Ascoli ebbe circa duecento torri.
Maffei, Verona illustrata, edizione di Milano, 1826, documento I.
, furono i paesi altresì guarniti di rocche e di baluardi. Giovanni Varano nel 1384 edificava la fortezza appellata di Varano, presso la così detta allora via Romea ed il fiume Chiento, e restaurava altresì nello stesso anno la rocca presso il SentinoLilli, Storia di Camerino, libro IV, parte II, pag. 125.. Se fosse vero quello che BaldinucciBaldinucci, tomo IV, pag. 525.
Ecco la patente riportata da Baldinucci a pag. 527.
Spectabilibus Viris Capitaneis Villis S. M. Castrorum Portus Sancti Petri Montis Florum.
Nec non officialibus nostrarum Villarum Sancti Martini Montarani, et Bagnoli Reip. Nostrae fidelibus.
Priores Populi Civitatis Recanatensis Sal. Nuper generosus, et nob. Vir. Politus D. Clementis Piliti Civis noster, Matematicae Magister, et precipuae Architecturae Militaris expedivit reparationem, et costructionem nostrae olim dirutae Patriae ob efferatum audaciam quorumdam, promptus ad fortificanda nostra Castra cum villis antequam redeat ad ministeria belli, ubi est peraegre revocatus. Et sane quia nunc Deus Opt. Max. et Deipara Virgo nostra Tutelaris Domina fecit nos respirare a Cladibus post exantlatos labores plurimorum annorum, reformatum, sancitum, et ordinatum fuit in Concil. Majoris Populi, et Magnificorum Anzianorum ut etiam Comitatus noster restauretur, et fortificetur. Igitur vobis omnibus, et cuinque vestrum sub poena privationis officiorum seu officii praecipimus, et mandamus auctoritate qua fungimur S. Cons. qualiter preparare faciantis eum numerum Operariorum animalium, et eam qualitatem materiae ligna, et lapides, et demum totum id, quod a vobis, et a quolibet vestrum requisiverit, seu requiri fecerit idem Politus D. Clementis in reaptatione, seu constructione etiam de novo facienda, et ejusdem arbitrium fossorum revellionorum Politiatarum, Mantellectorum, et Turrium, Murorum, Cabelleriorum, Bastionum, Vallorum, et hujusmondi. Ad hoc autem, ut tantum opus quam citius expendiatur poenas pecuniarias iufligi contra quoscumque denegantes usum rerum animalium, et personarum, et quatenus opus sit transgressores jussuum vestrorum ad fortius Curiae nostri Potestatis corporaliter puniendos redigere curabitis, et bene valete. Dat. Rechan., ex nostra Resident. Priorali 5 Kal. April. An. Sal. 1385.
Vannutius Peri de S. Justo Not. Dep. Ordin. De Reform.
Mi rivolsi al conte Monaldo Leopardi, come peritissimo in molti studi e della storia della sua patria più che ogn’altro esperto, onde sapere se a questa patente potesse prestarsi fede; al ch’egli mi rispose sotto il 7 giugno 1828 in questi termini precisi:
La patente del comune di Recanati relativa a Polito di Clemente Polito supposto architetto militare rinomatissimo, la quale Baldinucci ha copiato dal Calcagni è assolutamente falsa è inventata da un impostore. Posso allegarne molte prove, ed eccone alcune.
1. La latinità non è quella che si usava dai nostri comunisti in questo secolo e un poco d’esame delle carte coeve basta a dimostrarlo.
In quest’atto si vede l’imitazione affettata del preteso stile antico, o per meglio dire si vede il giovane mascherato da vecchio.
2. La data Anno Salutis 1385 manifesta la falsità del documento, imperocché a quel tempo in Recanati tutti gli atti s’intestavano Anno a Circumcisione Domini, e soltanto dopo il 1500 s’incominciò ad usare Anno Salutis.
3. Il segretario del comune il quale formava tutti gli atti pubblici, si sottoscriveva Cancellarius, e mai, e poi mai si trova Notarius Deputatus ordinationum, et reformationum.
Questo solo fatto basta a dichiarare che il documento è un’impostura.
4. Il preteso diploma è diretto Capitaneo Villa S. Mariae ma la villa di Santa Maria, cioè Loreto, era allora poca cosa, e non vi risiedeva alcun uffiziale pubblico. Il comune nostro soltanto nel 1437 vi stabilì un sindaco, indi nel 1442 vi deputò un ufficiale, o sia giudice con limitatissime facoltà, e finalmente vi stabilì il capitano nel settembre del 1460.
5. Similmente il diploma è diretto Capitaneo Castri Portus Sancti Petri. Il nostro porto mai si chiamò di San Pietro, ed anzi il titolare della parrocchia fu, ed è, san Giovanni. Se vuole leggersi Capitaneo Castri Portus, et Capitaneo Castri S. Petri si cade in un altro errore, perché nel nostro contado non ci fu mai il castello di San Pietro.
6. San Martino e Bagnolo erano bensì villette del contado recanatese, ma il comune non vi tenne mai ufficiali.
7. Viceversa il fortilizio principale del contado nostro era la Torre dell’Aspio e il comune vi manteneva sempre un capitano con alquanti custodi. Questo non è nominato nel diploma.
8. Il contado recanatese s’estendeva quanto l’attuale nostro territorio, e non è a credersi, che si spedisse allora una circolare a tutti quegli ufficiali, che presiedevano que’ piccoli castelletti.
9. Il reggimento della Repubblica risiedeva nel Consiglio dei 200. Al consiglio maggiore, ossia del popolo, spettava solamente la riforma dei statuti e non si adunava mai per altra causa. Se dunque il comune avesse dovuto riparare i suoi castelli, ciò sarebbesi fatto Decreto Consili Ducentorum, e mai Decreto Consili Majoris Populi, e questo è dell’ultima certezza.
10. I priori prima di esporre al Consiglio del popolo, ovvero al Consiglio dei Duecento, qualunque proposta dovevano esporla ad una magistratura detta degli Anziani e formata da quattro individui, i quali potevano vietare che si facesse la proposta se non la credevano utile al pubblico. Con questo però finivano tutte le attribuzioni degli Anziani, i quali non influivano in modo alcuno alla successiva risoluzione. Lo scrivere pertanto che il restauro dei castelli facevasi «prout ordinatum fuit in Consilio Anzianorum» è un’altra contraddizione con gli usi e le leggi del nostro municipio.
ne racconta, diremmo
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