Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
Ciriaco di Ancona, dedicato a Nostra Donna nel 1349 a spese del vescovo frate Niccolò UngaroMaroni, De Ecclesia et Episcopis Anconitanis, appendice pag. 64., e l’altro pel duomo di Fermo nel 1351, che al dire d’Adami, otto anni dopo fu distruttoAdami, pag. 39.. Rimane soltanto in questa chiesa una faticosissima finestra circolare intagliata nel marmo a forma di rosa, ed è lavoro di Jacopo Palmieri da Fermo che vi lasciò scolpito il suo nome e l’anno 1344. Avvi chi vuol credere che di costui fossero ancora gli altri ornamenti di marmo che decoravano il vecchio duomo, e se questi pareggiavano in merito non potremo che sempre più compiangerne la distruzione. Ebbe Jacopo sepolcro nella chiesa stessa dove mostrò i suoi talenti, ma nel rinnovarsi questa, si confuse fra le macerie la pietra che ne copriva le ceneriCatalani, De Ecclesia Firmana, pag. 37.
Ecco le due iscrizioni che si leggono intorno alla finestra – IN NOM. DNI. MCCCXXXXVIII INDICTIONE – PRIMA. TEMPORE CLEMENTIS PP. VI. HÆC (SIC) ROSA FUIT FACTA TEMPORE MURRONI OFFITIALIS ECCLESIÆ ISTE (SIC) nell’interno della finestra. MAGISTER JACOBUS PALMERIUS HOC OPUS FECIT.
Domenico Maggiori ne’ suoi versi illustrativi della sua patria asserisce essere stato il sepolcro di questo Palmieri nel duomo vecchio, ed aggiunge che una carta topografica della città di Fermo venisse intagliata da un suo discendente.
. Considerò il LilliIl Lilli nella sua Storia di Camerino (parte I, libro IV, pag. 133) ritiene che circa il 1300 si facesse l’ornamento di marmo al sepolcro di sant’Ansuino nella sua patria. E potrebbe darsi che in questo lavoro si fosse occupato un frate Giacomo da Camerino che secondo Zani (Enciclopedia Metodica, volume V, parte I, pag. 241) era valente ornatista in marmo e viveva appunto nel 1385. del 1300 il sepolcro eretto a Sant’Ansuino vescovo di Camerino, che vedevasi nella cattedrale di detta città in una cappella ove si deponevano i cadaveri dei duchi eretta da Giovanni e Ridolfo Varani. Fu anche questo mausoleo distrutto dal terremoto nel 1799, ma raccolti che si furono i frammenti se ne potette di nuovo ottenere il disegno e nel duomo ricostrutto di recente ritornerà a comporsi. Ergesi questo isolato su d’un basamento ch’elevava due gradini. Sovrapposto ad esso vi si posavano quattro pilastri in ognuno de’ quali erano santi intagliati a bassorilievo, e ne’ tre specchi si ripetette l’immagine di Sant’Ansovino, ne’ laterali ornato delle vesti episcopali, ed in quello di mezzo applicato ad ufficio caritatevole. Superiore alla cornice correva un fregio in cui s’intagliarono sfingi, chimere e figure capricciose. E quanto alla raffigurazione di questi mistici animali, tanto usati ne’ monumenti sacri dell’antichità, noi diremo con san Dionigi ch’essi vi si ponevano fino da primi tempi per sollevare i cristiani col mezzo di forme figurate alle ascetiche verità. Riposavano sul fregio otto colonne con fusti parte stiriati e parte a spira, con capitelli compositi ma di forma ognun diversa, ed altrettanto dicevasi delle basi. Reggevano le dette colonne archi acuti terminati in ornati capricciosissimi
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