Ricci, Amico
Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
il suo nome. Questa chiesa, che si trovava già chiusa da trent’anni, e dove per la molt’acqua che dentro vi penetrava le pitture di che era piena erano quasi perite, fu nel 1828 dal parroco don Paolo Gabrielli a nuovo stato ridottaDa una lettera del parroco Gabrielli d’Albacina del 30 giugno 1830 che mi venne comunicata dal signor Rosei da Fabriano.. Così in fine può dirsi di quei dipinti ch’esistevano nell’antichissimo oratorio di Sant’Antonio Abate di Fabriano posto a pochi passi fuori della Porta Pisana, dove Bocco aveva fatto faticosissimi lavori tanto nella facciata della chiesa, quanto nell’interno di essa. Quelle ch’erano al di fuori perirono totalmente, delle altre ne potei a stento vedere un qualche avanzo facendo scrostare parte dell’intonaco che vi era sovrapposto.
Ma non così può dirsi di un Cristo crocifisso, che ancora esiste nella chiesa principale del castello di Belvedere, collocato a sette miglia di distanza da Fabriano, dove si riconosce un merito corrispondente a que’ primi passi che gli artisti facevano in quest’epocaVi è l’epigrafe e l’anno 1306.. Esso però sembra che più avanzasse nella prattica allorché dipinse in Fabriano, nella piazza del mercato sotto il portico detto de’ Vasari, una Madonna in trono con in grembo il Bambino ed ai lati due angioletti oranti, nelle quali figure si scorge una maggior espressione ed un color tanto vivace che ha saputo reggere al tempo ed all’intemperie. Vi fu chi vi lesse anni sono il nome dell’artista, ma è corrosa questa scrittura, la tradizione sola ci mantiene nella certezza che quest’opera sia sua. Come pure non v’è contrasto che sue fossero quelle dipinture ch’erano nell’antico refettorio de’ padri di Sant’Agostino, le quali sono ora quasi perdute, e si perderanno fra non molto anche que’ pochi resti che oggi si veggono, avendo cambiato quel locale l’antico uso con essersi ridotto a vile ufficioPassò ad uso di legnaia..
Contemporaneo a questo pittore fu un tal Tio di Francesco parimenti fabrianese, di cui riferisce ColucciColucci, Antichità Picene, tomo XXV, pag. 183.
Lanzi, Storia pittorica, tomo II, pag. 15.
Zani, Enciclopedia Metodica, tomo XVIII, parte I, pag. 205.
Pensò il Ferrari (Il costume antico e moderno, edizione di Firenze, fascicolo 146 a pag. 36) che potesse costui derivare dalla scuola di Pietro Cavallini. L’essere stato il Cavallini lungamente in Assisi può credersi che in tal circostanza giovasse agli avanzamenti di questo nostro artista, per cui possiamo dal Ferrari trarre una conghiettura utile al caso nostro. che fossero i dipinti della tribuna nella chiesa de’ Conventuali di Mondaino. A me non fu dato vederne alcuno, per quante ricerche ne facessi, e mai mi riuscì d’averne notizia. Moltissimo però avanzò la pittura fra noi allorché si pose
Lanzi, Storia pittorica, tomo II, pag. 15.
Zani, Enciclopedia Metodica, tomo XVIII, parte I, pag. 205.
Pensò il Ferrari (Il costume antico e moderno, edizione di Firenze, fascicolo 146 a pag. 36) che potesse costui derivare dalla scuola di Pietro Cavallini. L’essere stato il Cavallini lungamente in Assisi può credersi che in tal circostanza giovasse agli avanzamenti di questo nostro artista, per cui possiamo dal Ferrari trarre una conghiettura utile al caso nostro. che fossero i dipinti della tribuna nella chiesa de’ Conventuali di Mondaino. A me non fu dato vederne alcuno, per quante ricerche ne facessi, e mai mi riuscì d’averne notizia. Moltissimo però avanzò la pittura fra noi allorché si pose
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Edizione cartacea
Informazioni bibliografiche
Ricci, Amico, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, Macerata, Tipografia di Alessandro Mancini, 1834
Edizione digitale
Acquisizione
Marco Pochesci
Codifica
Marco Pochesci
Revisore
Marco Pochesci
Data di pubblicazione
30/6/2024
Revisioni all'edizione digitale
Revisore
Marco Pochesci