Ricci, Amico
Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
Macerata, e che dopo la di lei soppressione fu trasportata, per cura del canonico Compagnoni pochi anni sono nella sagrestia del nostro duomo, dove si vede la Vergine in trono col Bambino fra le braccia e molti santi all’intorno, e da un de’ lati sant’Antonio Abate e dall’altro san Giuliano. Questa tavola, che fu da Alegretto dipinta nell’anno 1369 ce lo dinota non di meno perito nell’arte sua di quello che lo vedemmo in varie altre opere che lasciò nella sua patriaIstam Tabulam fecit fieri frater Joannes Clericus Praeceptor Tolentini Anno Domini MCCCLXVIII. A piedi del quadro.
Allegretus de Fabriano pinxit MCCCLXVIII.
Tanto nell’una, che nell’altra si soscrive – Grictus de Fabriano me pinxit.
Waagen G. F., Verzeichniss der Gemäldes Sammlung des Königlchen Museum an Berlin, Berlin, 1830, 8, a pag. 268.. Non debbano in fine andare dimenticati due suoi lavori che dall’Italia passarono poch’anni sono in Prussia a decorare la Regia Galleria di Berlino. Consistono questi in due tavole: nella prima è dipinta su d’un fondo dorato la Vergine avente il Bambino in grembo, con dalle parti san Bartolommeo e santa Caterina. Nella seconda la deposizione di Cristo dalla croce, opera che onora il pittore tanto per una ben determinata movenza nelle figure, che per una giusta e regolare espressione negli affetti. Fu questo pittore amorosissimo marito d’una tal Catalina (o Caterina), la quale ricorda con sommo affetto nel suo testamento che dettò ad un tal Diotisalvi di Bonaventura da Fabriano li 26 di settembre dell’anno 1373. In esso fa legato di molti suoi averi alla chiesa di San Niccolò della sua patriaQuesto testamento, secondo ne asserisce Vincenzo Lori, esisteva nell’archivio della collegiata di San Nicolò di Fabriano.. Sorpreso Alegretto da fierissimi dolori ne fianchiMal di fianco vale lo stesso, che colica.
Volgarizzamento di Rasis fatto da ser Zucchero Bencivenni.
«Sogliono mandar via, e dissolvere le ventositadi, che noi nominammo sul capitolo della colica cioè del mal di fianco».
Pietro de Crescenzi.
«L’acqua, che è molto calda, dissolve la colica cioè il mal di fianco».
Volgarizzamento di Mesue.
«Vale alle infermità fatte dal flemma, come è il male di fianco». cessò di vivere nell’età di 79 anni nel 1385 e fu il suo cadavere sepolto nella chiesa di Santa Lucia de’ Padri di San DomenicoLori Vincenzo, manoscritto.. Visse in questo tempo ancora un Giovanni Battista di Nuzio che attese all’arte della dipintura con lode, secondo ne attesta l’abate ZaniZani, Enciclopedia Metodica, tomo XIV, parte I, pag. 102.. Doveva esser questi stretto in parentela con Alegretto, quando non gli fosse anche fratello. Di costui non conosciamo opera veruna. È bensì noto che un Francesco di Cecco, parimente di Fabriano, fu ad Alegretto emulo e coetaneo. Visse anch’egli lungamente a Firenze, ed ivi terminò la mortale sua carriera nell’anno 1386Memorie manoscritte raccolte a Fabriano.. De’ lavori che fece nella sua patria si conserva ancora nella chiesa di Santa Lucia, nella settima cappella, una tavola con Nostra Donna ed il Bambino in grembo
Allegretus de Fabriano pinxit MCCCLXVIII.
Tanto nell’una, che nell’altra si soscrive – Grictus de Fabriano me pinxit.
Waagen G. F., Verzeichniss der Gemäldes Sammlung des Königlchen Museum an Berlin, Berlin, 1830, 8, a pag. 268.. Non debbano in fine andare dimenticati due suoi lavori che dall’Italia passarono poch’anni sono in Prussia a decorare la Regia Galleria di Berlino. Consistono questi in due tavole: nella prima è dipinta su d’un fondo dorato la Vergine avente il Bambino in grembo, con dalle parti san Bartolommeo e santa Caterina. Nella seconda la deposizione di Cristo dalla croce, opera che onora il pittore tanto per una ben determinata movenza nelle figure, che per una giusta e regolare espressione negli affetti. Fu questo pittore amorosissimo marito d’una tal Catalina (o Caterina), la quale ricorda con sommo affetto nel suo testamento che dettò ad un tal Diotisalvi di Bonaventura da Fabriano li 26 di settembre dell’anno 1373. In esso fa legato di molti suoi averi alla chiesa di San Niccolò della sua patriaQuesto testamento, secondo ne asserisce Vincenzo Lori, esisteva nell’archivio della collegiata di San Nicolò di Fabriano.. Sorpreso Alegretto da fierissimi dolori ne fianchiMal di fianco vale lo stesso, che colica.
Volgarizzamento di Rasis fatto da ser Zucchero Bencivenni.
«Sogliono mandar via, e dissolvere le ventositadi, che noi nominammo sul capitolo della colica cioè del mal di fianco».
Pietro de Crescenzi.
«L’acqua, che è molto calda, dissolve la colica cioè il mal di fianco».
Volgarizzamento di Mesue.
«Vale alle infermità fatte dal flemma, come è il male di fianco». cessò di vivere nell’età di 79 anni nel 1385 e fu il suo cadavere sepolto nella chiesa di Santa Lucia de’ Padri di San DomenicoLori Vincenzo, manoscritto.. Visse in questo tempo ancora un Giovanni Battista di Nuzio che attese all’arte della dipintura con lode, secondo ne attesta l’abate ZaniZani, Enciclopedia Metodica, tomo XIV, parte I, pag. 102.. Doveva esser questi stretto in parentela con Alegretto, quando non gli fosse anche fratello. Di costui non conosciamo opera veruna. È bensì noto che un Francesco di Cecco, parimente di Fabriano, fu ad Alegretto emulo e coetaneo. Visse anch’egli lungamente a Firenze, ed ivi terminò la mortale sua carriera nell’anno 1386Memorie manoscritte raccolte a Fabriano.. De’ lavori che fece nella sua patria si conserva ancora nella chiesa di Santa Lucia, nella settima cappella, una tavola con Nostra Donna ed il Bambino in grembo
p. 70
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Edizione cartacea
Informazioni bibliografiche
Ricci, Amico, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, Macerata, Tipografia di Alessandro Mancini, 1834
Edizione digitale
Acquisizione
Marco Pochesci
Codifica
Marco Pochesci
Revisore
Marco Pochesci
Data di pubblicazione
30/6/2024
Revisioni all'edizione digitale
Revisore
Marco Pochesci