Ricci, Amico
Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
in mezza figura. In quest’opera ch’egli fece nell’anno 1368 non vince in valore Alegretto, ravvisandosi in essa un maggior stento ne’ contorni e molta aridità nelle tinteA quest’immagine hanno i fabrianesi somma devozione e per voto ne celebrano la festività ogni anno il dì 16 di dicembre.
Dall’epigrafe sottoposta si rileva che fu restaurata nell’anno 1674. De A. 1674 rest. Joan. Batt. – de Magistris P. S. D.
Sotto di questa con caratteri di difficilissima intelligenza si legge. Nostra Donna de Humilitate A.D. 1358 Francescutius Cecchi fecit hoc opus.. Era suo lavoro anche un tritico che rimaneva ad un tempo nella camera ove tenevano capitolo i frati di san Francesco, e che diviso in seguito ne ornarono una camera che serve può dirsi di atrio alla biblioteca dello stesso convento. Vidi fra le altre una Vergine annunziata dall’angelo, ed in essa trovai questo nostro pittore avanzarsi in merito alla prima. E ravvisasi bella altresì un’altra immagine parimente della Vergine dove fece tanto nel fondo del quadro, quanto nelle vesti, un grandissimo sfoggio di doratureSeppi che vi era il suo nome, ma ora più non si scorge.. Argomentai però che questi venissero superati da quei dipinti a fresco ch’eseguì in una delle cappelle della chiesa e nel capitolo di San Francesco di San Severino, che più non esistanoCancellotti cavaliere Valerio, Storia dell’antica città di Settempeda, manoscritto, a pag. 28.
«Francescuccio da Fabriano, pittore insigne e nobile, fece la cappella e capitolo di San Francesco in San Severino».. Come parimente furono imbiancate quelle dipinture che in questa medesima città fece in un’altra cappella dell’antico duomo (dove concorse per la spesa uno della famiglia Smeduzia nell’anno 1372) un suo creato, qual era Diotisalvi d’Angeluzio da Sant’Anatolia«Diotisalvi Angeluzio da Sant’Anatolia fu discepolo di Francescuccio da Fabriano niente inferiore al suo maestro.
Questo stesso Angeluzio dipinse una cappella nella chiesa cattedrale di San Severino dove si leggeva l’infrascritto epitaffio».
HOC OPUS FECIT FIERI NOBILIS, ET POTENS VIR SMEDUTIUS PER MANUS DETTALEVI ANGELLUTII DE S. ANATOLIA AN. DOM. MCCCLXXII. DIE XX. MENSIS MAIJ., niente inferiore di merito al suo maestro. Ai fabrianesi pertanto sembra che noi dobbiamo il risorgimento dell’arte del dipingere, i quali derivando il loro sapere dalla Toscana, propagarono le loro opere nelle nostre città e si tennero sul principio a quello stile che non differisce punto da quanto si faceva dai maestri in quella fortunatissima regione. Se i documenti e la storia non c’insegnassero a distinguerne la differenza, noi facilmente prenderemmo in scambio talvolta le pitture fabrianesi colle fiorentine di questo tempo. E se si condurrà qualcuno che di queste cose prende diletto in Fabriano vedrà nelle molte tavole, e dipinture in muro, che ancora rimangono dopo le moltissime che perirono o che passarono altrove, che non prendo abbaglio. Non saprei a chi convenga, ma che sia d’uno degli artisti di questa città, quella tavola con sant’Alberto monaco che rimane nell’altare a parte destra della cappella maggiore della chiesa di Santa Croce di Sassoferrato sembrami che non possa da veruna contrastarsiVi si vede effigiata in grande l’immagine del beato Alberto, sotto della quale pregano genuflessi due monaci e vi si legge quest’epigrafe.
…Hujus Pictura asseritur Alberti figura miratur. Hic Alhertus Monachus – Electus – in Sancta Cruce Mortuus. Et. Ibi. Est. Sepultus. Secondo gli annalisti camaldolesi (tomo V, pag. 401) questa è la più antica immagine del beato Alberto.
Un’altra immagine peraltro di questo beato dipinta in questa medesima epoca, sembrò a Colucci (Antichità Picene, tomo XXIV, pag. 92) di averla riscontrata dipinta in una tavola sovrapposta al maggiore altare della chiesa di Santa Maria della terra nominata Serra de’ Conti.. Come
Dall’epigrafe sottoposta si rileva che fu restaurata nell’anno 1674. De A. 1674 rest. Joan. Batt. – de Magistris P. S. D.
Sotto di questa con caratteri di difficilissima intelligenza si legge. Nostra Donna de Humilitate A.D. 1358 Francescutius Cecchi fecit hoc opus.. Era suo lavoro anche un tritico che rimaneva ad un tempo nella camera ove tenevano capitolo i frati di san Francesco, e che diviso in seguito ne ornarono una camera che serve può dirsi di atrio alla biblioteca dello stesso convento. Vidi fra le altre una Vergine annunziata dall’angelo, ed in essa trovai questo nostro pittore avanzarsi in merito alla prima. E ravvisasi bella altresì un’altra immagine parimente della Vergine dove fece tanto nel fondo del quadro, quanto nelle vesti, un grandissimo sfoggio di doratureSeppi che vi era il suo nome, ma ora più non si scorge.. Argomentai però che questi venissero superati da quei dipinti a fresco ch’eseguì in una delle cappelle della chiesa e nel capitolo di San Francesco di San Severino, che più non esistanoCancellotti cavaliere Valerio, Storia dell’antica città di Settempeda, manoscritto, a pag. 28.
«Francescuccio da Fabriano, pittore insigne e nobile, fece la cappella e capitolo di San Francesco in San Severino».. Come parimente furono imbiancate quelle dipinture che in questa medesima città fece in un’altra cappella dell’antico duomo (dove concorse per la spesa uno della famiglia Smeduzia nell’anno 1372) un suo creato, qual era Diotisalvi d’Angeluzio da Sant’Anatolia«Diotisalvi Angeluzio da Sant’Anatolia fu discepolo di Francescuccio da Fabriano niente inferiore al suo maestro.
Questo stesso Angeluzio dipinse una cappella nella chiesa cattedrale di San Severino dove si leggeva l’infrascritto epitaffio».
HOC OPUS FECIT FIERI NOBILIS, ET POTENS VIR SMEDUTIUS PER MANUS DETTALEVI ANGELLUTII DE S. ANATOLIA AN. DOM. MCCCLXXII. DIE XX. MENSIS MAIJ., niente inferiore di merito al suo maestro. Ai fabrianesi pertanto sembra che noi dobbiamo il risorgimento dell’arte del dipingere, i quali derivando il loro sapere dalla Toscana, propagarono le loro opere nelle nostre città e si tennero sul principio a quello stile che non differisce punto da quanto si faceva dai maestri in quella fortunatissima regione. Se i documenti e la storia non c’insegnassero a distinguerne la differenza, noi facilmente prenderemmo in scambio talvolta le pitture fabrianesi colle fiorentine di questo tempo. E se si condurrà qualcuno che di queste cose prende diletto in Fabriano vedrà nelle molte tavole, e dipinture in muro, che ancora rimangono dopo le moltissime che perirono o che passarono altrove, che non prendo abbaglio. Non saprei a chi convenga, ma che sia d’uno degli artisti di questa città, quella tavola con sant’Alberto monaco che rimane nell’altare a parte destra della cappella maggiore della chiesa di Santa Croce di Sassoferrato sembrami che non possa da veruna contrastarsiVi si vede effigiata in grande l’immagine del beato Alberto, sotto della quale pregano genuflessi due monaci e vi si legge quest’epigrafe.
…Hujus Pictura asseritur Alberti figura miratur. Hic Alhertus Monachus – Electus – in Sancta Cruce Mortuus. Et. Ibi. Est. Sepultus. Secondo gli annalisti camaldolesi (tomo V, pag. 401) questa è la più antica immagine del beato Alberto.
Un’altra immagine peraltro di questo beato dipinta in questa medesima epoca, sembrò a Colucci (Antichità Picene, tomo XXIV, pag. 92) di averla riscontrata dipinta in una tavola sovrapposta al maggiore altare della chiesa di Santa Maria della terra nominata Serra de’ Conti.. Come
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Edizione cartacea
Informazioni bibliografiche
Ricci, Amico, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, Macerata, Tipografia di Alessandro Mancini, 1834
Edizione digitale
Acquisizione
Marco Pochesci
Codifica
Marco Pochesci
Revisore
Marco Pochesci
Data di pubblicazione
30/6/2024
Revisioni all'edizione digitale
Revisore
Marco Pochesci