Ricci, Amico
Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
Si osservano in questo dei putti nel fregio a guisa di baccanali ben intesi e graziosi. Nel centro è una croce misteriosa circondata di santi, tra quali san Francesco e sant’Antonio. A piedi della Vergine vedesi il ritratto di papa Niccolò IV, il di cui nome è scritto al di sotto. Nei lati vi sono due frati minori che hanno nelle mani vari istrumenti che appartengono all’arte, come compasso, squadra, martello, e simili. Uno di questi è probabilmente frate Mino. Sotto all’altro è scritto Fr. Jacobus de Camerino Socius Magistri Operis recomandat se meritis B. JoannisLanzi, Storia pittorica, tomo I, pag. 305 e tomo II, pag. 15.
Mancini, Memorie varie manoscritte. Codice esistente nella Biblioteca Barbarini di Roma dove si dice.
Filippo Rossuti fu coetaneo e compagno di frate Jacopo: onde forse nato non l’ho potuto trovare, solo ho letto il suo nome di Rossuti nell’orlo della veste del Salvatore nella facciata di Santa Maria Maggiore; credo che fosse anche compagno di frate Jacopo. In niun altro luogo si vedono suoi lavori, ma ha miglior gusto, miglior maniera di frate Jacopo, suo è il ritratto del cardinale Colonna nella facciata di Santa Maria Maggiore, e forse sue sono le pitture di San Francesco a Ripa.. Se in questo lavoro tanto si distinse il nostro camerinese, che superò in merito i mosaici di Giacomo romano, e quelli di Cosimato suo figlio, che si vedono tanto in Roma che in Civitacastellana, non sarà fuor di proposito il supporre anche noi col padre Papini, che potesse essere adoperato quest’artista nei mosaici che si lavorarono in Assisi nella crociata della chiesa di mezzo, o in quelli dell’altare maggiore, o di certe cappelle, o in fine dell’ambone, per le quali opere non sappiamo precisamente quali fossero gli artefici, che vi operaronoPapini minore conventuale, Notizie istoriche della basilica d’Assisi, Fuligno, 1824, pagine 119 e 308.
È un errore di stampa di dirlo di Tolentino come verificai io stesso parlandone col medesimo autore..Ci si rende però noto che nel 1321Della Valle padre Guglielmo, Storia del duomo d’Orvieto, Roma, 1791, pag. 385. questo frate ito in Orvieto lavorò i mosaici di quel duomo, ed il suo nome lo vediamo unito a quello di vari mosaicisti eugubini, che furono Puccio, Lotto, Cecco, Buono, e Rainaldo, e con quest’ultimo lo vediamo poco dopo lavorare ne’ mosaici che si eseguirono nel pubblico palazzo di GubbioDe Angelis abate Luigi, Notizie di frate Mino da Turrita, Siena, 1821, pag. 52.. L’abate Luigi de Angelis bibliotecario senese, che pubblicò nel 1821 un saggio storico critico di frate Mino da Turrita, non lasciò intentata veruna prattica, onde avere da Camerino i più minuti ragguagli di questo compagno e discepolo di frate Mino, e non seppe di più di quello che si disse in una lettera, che io riproduco in appendice, la quale non rischiara punto quella giusta curiosità che noi avremmo di sapere d’un artista che cooperò non meno del suo maestro all’avanzamento della dipinturaDa Assisi 24 dicembre 1802.
Frate Francesco Centini.
«È finalmente venuta una risposta da Camerino su quanto Ella richiese. Essa porta come segue.
Si sono fatte molte indagini per raccorre qualche memoria di frate Giacomo da Torrita, ma non hanno ottenuto che quanto lo trascrivo. Frate Giacomo da Turricchio (castello di Camerino) minoritano fiorì circa il 1270. Questo se non fu inventore, fu almeno illustratore del mosaico, poi che come si vede in San Giovanni Laterano, sotto la figura di san Francesco, e di sant’Antonio di Padova, sta intagliando frate Giacomo in atto di lavorare con il martello, e pietre in mano, e nel libro intitolato Fiume del Paradiso, e si dice che sotto vi siano queste parole Jacob Turriti de Camerino.
Questa sterile notizia l’ho estratta da un antico manoscritto che casa Pizzicanti custodisce come tesoro. Ho anche frugato l’archivio pubblico ma indarno. Ho fatto osservare in Turrita e in Turricchio e non si è trovata memoria veruna ecc..».
Questa carta, che conservano i signori Pizzicanti non può oltrepassare l’anno 1652; nel quale il padre Giulio Antonio Catalano pubblicò in Firenze dei tipi di Amadoro Massi il Fiume del Terrestre Paradiso in 4.
L’indicata memoria non confronta con l’esistente nel Laterano. Dice Wandingo (Annali minoriti, tomo II, pag. 592):
A latere enim destera ita habetur Jacobus Torriti Pictor cum Socio hoc Opus Mosaycen. Fecit. A sinixtra – Vero sub dipincla parvuli Fraterculi efigies F. Jacobus de Camerino Socius Magistri operis.
Quel Turricchio non è stato mai letto da nessuno, e il nome di Jacopo Turriti è staccato da quello dell’altro Jacopo de Camerino. Non ha dunque base alcuna la memoria della quale si parla, ed è fuori di proposito ciò che vi si racconta. Anzi dirò che se mai nel 1270, o in quel torno, fiorì questo Giacomo da Camerino converrebbe affermare che morisse vecchissimo, poiché leggesi nella Storia del duomo d’Orvieto del padre Della Valle (tomo I, pag. 383) che Giacomo da Camerino fu discepolo di frate Giacomo da Turrita, e lo aiutò nel fare mosaici della volta che ancora si vedono in San Giovanni Laterano, dove scrisse il suo nome sotto il suo ritratto. Se da Niccola e Giovanni Pisani derivammo il miglioramento dell’arte figurativa, dovremo pur dire, che anche agli orafi dessero i disegni, e che quest’arte, che tanto grido ebbe specialmente
Mancini, Memorie varie manoscritte. Codice esistente nella Biblioteca Barbarini di Roma dove si dice.
Filippo Rossuti fu coetaneo e compagno di frate Jacopo: onde forse nato non l’ho potuto trovare, solo ho letto il suo nome di Rossuti nell’orlo della veste del Salvatore nella facciata di Santa Maria Maggiore; credo che fosse anche compagno di frate Jacopo. In niun altro luogo si vedono suoi lavori, ma ha miglior gusto, miglior maniera di frate Jacopo, suo è il ritratto del cardinale Colonna nella facciata di Santa Maria Maggiore, e forse sue sono le pitture di San Francesco a Ripa.. Se in questo lavoro tanto si distinse il nostro camerinese, che superò in merito i mosaici di Giacomo romano, e quelli di Cosimato suo figlio, che si vedono tanto in Roma che in Civitacastellana, non sarà fuor di proposito il supporre anche noi col padre Papini, che potesse essere adoperato quest’artista nei mosaici che si lavorarono in Assisi nella crociata della chiesa di mezzo, o in quelli dell’altare maggiore, o di certe cappelle, o in fine dell’ambone, per le quali opere non sappiamo precisamente quali fossero gli artefici, che vi operaronoPapini minore conventuale, Notizie istoriche della basilica d’Assisi, Fuligno, 1824, pagine 119 e 308.
È un errore di stampa di dirlo di Tolentino come verificai io stesso parlandone col medesimo autore..Ci si rende però noto che nel 1321Della Valle padre Guglielmo, Storia del duomo d’Orvieto, Roma, 1791, pag. 385. questo frate ito in Orvieto lavorò i mosaici di quel duomo, ed il suo nome lo vediamo unito a quello di vari mosaicisti eugubini, che furono Puccio, Lotto, Cecco, Buono, e Rainaldo, e con quest’ultimo lo vediamo poco dopo lavorare ne’ mosaici che si eseguirono nel pubblico palazzo di GubbioDe Angelis abate Luigi, Notizie di frate Mino da Turrita, Siena, 1821, pag. 52.. L’abate Luigi de Angelis bibliotecario senese, che pubblicò nel 1821 un saggio storico critico di frate Mino da Turrita, non lasciò intentata veruna prattica, onde avere da Camerino i più minuti ragguagli di questo compagno e discepolo di frate Mino, e non seppe di più di quello che si disse in una lettera, che io riproduco in appendice, la quale non rischiara punto quella giusta curiosità che noi avremmo di sapere d’un artista che cooperò non meno del suo maestro all’avanzamento della dipinturaDa Assisi 24 dicembre 1802.
Frate Francesco Centini.
«È finalmente venuta una risposta da Camerino su quanto Ella richiese. Essa porta come segue.
Si sono fatte molte indagini per raccorre qualche memoria di frate Giacomo da Torrita, ma non hanno ottenuto che quanto lo trascrivo. Frate Giacomo da Turricchio (castello di Camerino) minoritano fiorì circa il 1270. Questo se non fu inventore, fu almeno illustratore del mosaico, poi che come si vede in San Giovanni Laterano, sotto la figura di san Francesco, e di sant’Antonio di Padova, sta intagliando frate Giacomo in atto di lavorare con il martello, e pietre in mano, e nel libro intitolato Fiume del Paradiso, e si dice che sotto vi siano queste parole Jacob Turriti de Camerino.
Questa sterile notizia l’ho estratta da un antico manoscritto che casa Pizzicanti custodisce come tesoro. Ho anche frugato l’archivio pubblico ma indarno. Ho fatto osservare in Turrita e in Turricchio e non si è trovata memoria veruna ecc..».
Questa carta, che conservano i signori Pizzicanti non può oltrepassare l’anno 1652; nel quale il padre Giulio Antonio Catalano pubblicò in Firenze dei tipi di Amadoro Massi il Fiume del Terrestre Paradiso in 4.
L’indicata memoria non confronta con l’esistente nel Laterano. Dice Wandingo (Annali minoriti, tomo II, pag. 592):
A latere enim destera ita habetur Jacobus Torriti Pictor cum Socio hoc Opus Mosaycen. Fecit. A sinixtra – Vero sub dipincla parvuli Fraterculi efigies F. Jacobus de Camerino Socius Magistri operis.
Quel Turricchio non è stato mai letto da nessuno, e il nome di Jacopo Turriti è staccato da quello dell’altro Jacopo de Camerino. Non ha dunque base alcuna la memoria della quale si parla, ed è fuori di proposito ciò che vi si racconta. Anzi dirò che se mai nel 1270, o in quel torno, fiorì questo Giacomo da Camerino converrebbe affermare che morisse vecchissimo, poiché leggesi nella Storia del duomo d’Orvieto del padre Della Valle (tomo I, pag. 383) che Giacomo da Camerino fu discepolo di frate Giacomo da Turrita, e lo aiutò nel fare mosaici della volta che ancora si vedono in San Giovanni Laterano, dove scrisse il suo nome sotto il suo ritratto. Se da Niccola e Giovanni Pisani derivammo il miglioramento dell’arte figurativa, dovremo pur dire, che anche agli orafi dessero i disegni, e che quest’arte, che tanto grido ebbe specialmente
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Edizione cartacea
Informazioni bibliografiche
Ricci, Amico, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, Macerata, Tipografia di Alessandro Mancini, 1834
Edizione digitale
Acquisizione
Marco Pochesci
Codifica
Marco Pochesci
Revisore
Marco Pochesci
Data di pubblicazione
30/6/2024
Revisioni all'edizione digitale
Revisore
Marco Pochesci