Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
in questi tempi, debba ad essi il suo avanzamento. Io non mi tratterrò d’avantaggio a parlarne, giacché ne ha trattato di recente con una dottrina e con un’intelligenza invidiabile il conte Cicognara nel suo libro sulla composizione e decomposizione dei nielli, ed a questo rimando i miei lettoriCicognara conte commendatore Leopoldo, Memorie spettanti alla storia della calcografia, Prato, per i fratelli Giacchetti, 1831, 8.; per cui mi contento di rivolgere soltanto le mie ricerche su quei pochi lavori d’argento, o a Bassorilievobasso rilievo, o a Nielloniello, che ancora si vedono presso di noi, tacendo di quei molti che nelle luttuosissime vicende del nostro secolo sparirono, ed infiniti furono guastati per far cose nuove, e per avventura anche brutte. Non fu concesso a me, al pari di Lanzi e di parecchi illustri fiorentini che in solerzia biografica non furono adeguati fin’ora da altri dotti dell’Italia, il conoscere a chi appartenevano quelle scolture e quei nielli che ornavano un’antica croce d’argento ch’esisteva nella chiesa comendataria di Sant’Elena nel territorio di Jesi, nella di cui parte d’avanti era l’immagine del Crocifisso, e sopra ad esso era scritto in lettere greche IAG-XPG, e al di sotto A. D. MCCXXXVIII Temporibus D. Angeli Ab., e alla testata di detta croce erano espressi a tutto rilievo i quattro misteriosi animali d’Ezechiele. Nella parte di dietro poi si vedevano cinque piccoli scavi rotondi, una volta forse ripieni di sacre reliquie, e nei piccoli giri erano effigiati a bulino la Beata Vergine col divino Infante, sant’Elena, san Benedetto, san Michele Arcangelo, ai cui piedi due angeli ed un monaco colle mani giunte e le ginocchia piegate, ch’è lo stesso abate AngeloDi questa croce parlano ancora gli annalisti camaldolesi nel tomo V, pag. 39.. Ci è ignota fin’ora l’attuale esistenza di questo pregevolissimo lavoro. Non deve esser molto lontana da questa medesima epoca pel suo travaglio un’altra croce, parimente d’argento, che vidi nel agosto del 1831 nella nuova chiesa collegiata della terra di Santa Vittoria, la quale appartenne agli antichi monaci di Farfa, ove oltre bellissimi nielli vi si vedono ancora graziose figurine dipinte in smalto vitreo, meno il nome dell’abate che ne ordinò il lavoro, è taciuto l’anno e l’artista – Eris – Gugdiis – Dei – Gratia – Ab.; come si tace pure in un calice esistente nello stesso luogo
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