Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
che per la sua manifattura rimonta ad un’uguale antichità, il quale oltr’essere interessante per i nielli che lo adornano, non doveva essere meno ricco per le pietre di valore che lo contornavano e che vi furono tolte. Allorché seguì la traslazione del corpo di san Vitaliano vescovo di Osimo nel dì 26 di giugno dell’anno 1583 fu trovato dentro quel sepolcro una croce di lamina dorata e gemmata, e si suppose che quello fosse lavoro greco del secolo XIVCompagnoni, Memorie de’ vescovi e della chiesa di Osimo, lezione 48, pag. 264 in una nota.; come greca ancora si disse un’altra lamina d’argento dov’era effigiata l’immagine di san Leopardo vescovo e protettore osimano che parimenti trovossi nel sepolcro di detto santo, nell’invenzione che si fece del suo corpo avvenuta nell’anno 1296Vedi la dissertazione che ne scrisse l’editore delle Memorie della chiesa osimana, tomo I, pag. 39.. Può darsi che greci siano essi veramente; giacché sappiamo, che abondantissimi erano i lavori, che venivano in Italia da Costantinopoli, in ispecie per gli usi ecclesiastici, e molto probabilmente i Greci coltivarono l’arte dell’orificeria e del Nielloniello e dello smalto fin da tempo antichissimo, e de’ lavori che presso loro si usarono nei tempi bassi ha trattato Giovanni Giacomo Reisk nei Commentarj ad Constantini Porphyrogeniti Cerimoniale Aulae ByzanthinaeReisck Giovanni Giacomo, Commentaria ad Costantini Porphirogeniti Cerimoniale Aulae Brzanthinem Lipsiae ex officina libraria Joannis Friderici Galdischi, anno 1751, pag. 64.. Che i Greci imitati fossero in queste manifatture anche dai nostri italiani, con miglior esito de’ loro maestri, lo sappiamo con certezza, e di quanti a quest’arte applicassero fino dal 1200 se ne hanno le prove leggendo l’applauditissima disertazione sull’orificeria che ne scrisse il benemerito abate Ciampi nella Sagrestia Pistoiese. Il primo che mi è stato concesso di ritrovareCicognara, Memorie della storia della calcografia, appendice, parte III, lettera D, pag. 227.
Anno Domini MCCCXXVI fecit fieri hoc opus Frater Francisus de Brunore I. Patrio Ordinis Fratru. Pracdicator.
Hoc opus. Fecit. Girardi. Jacobi. Cavalca. D. Bononia. I Cam.
che quest’arte esercitasse ne’ nostri paesi è un Giacomo Gherardo Cavalca da Bologna abitante in Camerino che nel 1326 fece un ostensorio in bronzo dorato che racchiude la mano di San Filippo, e che si conserva nella chiesa di Santa Maria del Mercato della città di Sanseverino, alto circa due palmi romani. Sta sulla cima sotto baldacchino una piccola statuina sedente in atto di benedire che tiene un libro alla sinistra, su i lati dell’ostensorio sono due nielli per parte smaltati in forma di croce greca ove si raffigurano vari santi. Altri otto nielli, parimente con fondo a
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