Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
Questo prezioso lavoro, che si vede ricordato in un inventario della sagrestia del duomo colla data del 1379, si suppose dal signor Cantalamessa donato alla sua chiesa da un Pietro di Ascoli, che fu vescovo d’Osimo dal 1361 al 1381. Io però senza contradire apertamente a questo suo divisamento mi farei lecito di osservare che potrebbe ostargli il riconoscere che questo vescovo, il quale fu liberalissimo verso la sua sposa, non fece mai atto di donazione che non ne pregasse un notaro a registrarlo, e non può credersi che avesse trascurato di far memoria anche di questa croce che doveva considerarsi come oggetto di valore e meritevole perciò d’essere ricordatoCantalamessa Carboni, Memorie dei letterati ed artisti ascolani, Ascoli, 1830, 4, pag. 84.
Compagnoni, Memorie de’ vescovi d’Osimo ec., tomo III, pag. 232.
In fede che le donazioni fatte da questo vescovo alla sua chiesa sono esse state eseguite per mezzo di pubblici atti ne abbiamo una assai ricca fatta dal medesimo sotto il dì 26 maggio del 1378, la quale si riscontra nel protocollo esistente nell’archivio vescovile d’Osimo alla pag. 334, e riportate nell’opera citata alla pag. 207.
«Unum pastorali Crotiam de Argento, quod, vel quanam afirmavit de denariis suis propris fecisse de novo fieri, vel reactari, item unum tapetum magnum ad ponendum ante dtare S. Leopardi etc. Item quatuor petias panni syrici coloris azurri cum anno ad fatiendum paramenta.
Item tres petias panni syrici albi sine auro ad fatiendum paramenta etc…
Item unam petiam panni lini albi subtilis.
Item unum frectium de auro ad ponendum in una pianeta, vel in uno pyviale etc. quas petias panni syrici cum auro, el sine auro, et panni lini, et frerium idem D. Episcopus afirmavit esse aput Mutium Francisci de Exculo, mercatorem in Ancona; et pracdictos pastoralem argenti, et lupe tum afirmavit esse in dicta Sacrestia Episcopalus Anximi».
Ed uscito il vescovo dalla sagrestia, dove si era stipolato quest’atto, un altro ne aggiunse nella stessa ora.
«Unam mytraiam nova fienda, quam mytriam, siam quas pernas etc…
Affirmavit esse apud Angelum Simonis de Ancona et quas res affimavit emisse de danaris suis propris etc …».
Dal protocollo suddetto a pag. 435.
Monsignor Pompeo Compagnoni nel tempo del suo episcopato fece ritrarre ed aggiungere alcuni pezzi che mancavano alla croce descritta.
. Se la morte che toglie ai viventi le migliori speranze non ci avesse rapito sì presto il dottissimo abate Wogel, noi avremmo potuto ottenere una storia della nostra provincia che non avesse invidia alle molte di cui è ricca l’Italia. Fra le carte da lui lasciate e che svolsi ve ne trovai una nella quale era indicato che questo Pietro Vannini fosse stato adoprato da nostri maggiori, concedendogli l’incarico di rettore della zecca maceratese; ma non avendo in progresso rinvenuto altro documento che l’asserzione del Wogel confermasse, mi cadde in pensiero ch’egli potesse aver preso abbaglio con due altri ascolani che furono realmente in Macerata impiegati, ed essi sono Giovanni Vanni e maestro Marinuzio, i quali sappiamo che Lodovico Migliorati signore di Fermo impiegò anche nella zecca di quella città nel 1425, come da un documento ripetuto dal Zanetti nella storia delle zecche italianeZanetti, Delle zecche d’Italia, tomo III, pag. 302.
Adami, de Rebus In Civitate Firmana Gestis, libro II, capitolo 48.
«Eodem anno (1425) die 28 Augusti, quia ordinaum fuerat per Dominum nostrum (Ludovicum Megliora tum) quod montae fierent in Civitate Firmi per Magistrum Marinutium de Exculo, et duo alii Joannis Vanni – Papa facti fuerant Bolondi parvi de argento, quod pro istua prima vince Zecca fecerat fieri Ser Joannis de Mediolano Magister Simon Permarini et Niccolaus Ser Atoni et hoc quia Crisostumus filius dicti Magistri Simonis inveral Ragusium in Sclavonia pro argento, et asportavit».
. Mi dolse di non potere di questo dubbio rendere in tempo avvertito il signor Cantalamessa che nell’applauditissima sua storia dei letterati ed artisti ascolani ripetette l’anzidetta notizia ch’io ad esso comunicai dietro l’unico esame delle carte del Wogel. Un’epoca uguale alla croce osimana può ascriversi all’altra stazionale che conservasi nella sagrestia de’ francescani nella terra di Serrapetrona. È questa ricoperta da una lamina sottile d’argento ove a schiacciato rilievo vi sono figurate le immagini di diversi santi. Nell’epigrafe, ch’è mancante del principio e del fine, si ha soltanto …Serræ Petronæ ministro della provincia della
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