Ricci, Amico
Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
d’ammirare nelle opere di Rossellino e di altri quanto l’architettura avanzasse in Toscana, non le fu questa meno propizia pel pontificato di Paolo II, nel quale tempo, non saprei da quale causa condotto, si portò in Ascoli un Vittorio Ghiberti, che molti vogliono figlio ed altri nepote del famoso LorenzoZani don Pietro, Enciclopedia metodica, volume IX, parte I, pag. 384.
Asseriscono molti ch’egli fosse nepote e non figlio di Lorenzo; ma l’Averulino dice chiaramente – Lorenzo di Bartolo buon maestro di bronzi, e per lo figliuolo chiamato Victorio – e nella traduzione fattane dal Bonfino – Laurentium, Victoriumque Filium – anche Bartolommeo Facio, che viveva in quel tempo fa noto – Nec inferior putatur Victor ejus filius., il quale, all’architettura in special modo dedicato, per molte fabbriche di quella città somministrò disegni, e più ancora avrebbe fatto se l’assassinio d’un suo famigliare non lo avesse ad immatura morte condottoVasari, edizione di Bologna, tomo I, pag. 194.
Baldinucci, edizione dei Classici, tomo V, pag. 82.. Non sarebbe fuor di proposito il riflettere che a quei dì Ascoli avesse potuto far venire volontà di crescere in credito di grandezza per vastità ed eleganza di edifizi quel tanto accreditato loro concittadino Antonio Buonfini, del quale, se non sappiamo che alcun disegno di architettura si facesse, c’è però altrettanto noto che i precetti di quest’arte ebbe in tanta stima che per esso si hanno le opere dell’Averulino tradotte, ed altre sue produzioni in questo genere che onorano sommamente la sua memoriaCantalamessa Carboni, opera citata, pag. 96 e 97.
Antonio Bonfini ascolano preclarissimo letterato pubblicò molti libri di architettura allorché rimase alla corte di Mattia Corvino e del di lui successore Aldesilao.
Pensa Mazuchelli (Scrittori d’Italia, volume I, parte II, pag. 1151) ch’egli facesse la traduzione dal volgare in latino dell’architettura di Antonio Averulino, il qual libro si conserva manoscritto nella Biblioteca Vaticana fra i codici che furono già della regina di Svezia col n. 518. Un altro esemplare se ne aveva nella libreria del cardinale Ottoboni, un terzo della biblioteca Peireschiana, e l’abate Morelli in fine avverte esservene uno anche nella Marciana.. Era questo tempo archiatro di papa Paolo un Giacomo Solleciti da San Ginesio, di cui parla con altissima ammirazione il nostro PanfiloPamfilo Francesco, De Laudibus Piceni, pag. 90.
Pannelli Giovanni d’Acquaviva, Memorie degli uomini illustri e chiari in medicina del Piceno, tomo II, pag. 65.
Questi fu anche medico dei pontefici Sisto IV ed Innocenzo VIII, e morì l’anno 1482., ed avendo costui molte ricchezze adunate ne adoperò buona parte e pel restauro della cappella di Santa Caterina, e per fabbricare un magnifico palazzo nella sua terra nataleSeverini, Storia di San Ginesio, manoscritto, pag. 269.
Per questa cappella spedì da Roma una tavola con l’immagine di santa Caterina.. Ma più che a tali cose, si deve ora il nostro discorso rivolgere a ricordare che nel secolo attuale ebbe luogo la fabbrica del tempio di Loreto. Fino dal 1295, secondo narrano alcuni storiciTorsellini, libro I, capitolo VII e seguente., avvenne la traslazione della Santa Casa da Nazareth. Nel 1300 dubitando i recanatesi che essendo quella casa senza fondamenti non rovinasse la cinsero da ogni parte con una muraglia, e quindi, a comodo dei pellegrini e a custodia dei voti, edificarono dintorno alcune logge, le quali fecero poi tutte dipingere delle istorie del paesaggio e delle partite di essa casa. Urbano V nel 1353 fu il primo fra i pontefici che si conducesse a visitare questo santuario. Se una tal avventura giovò
Asseriscono molti ch’egli fosse nepote e non figlio di Lorenzo; ma l’Averulino dice chiaramente – Lorenzo di Bartolo buon maestro di bronzi, e per lo figliuolo chiamato Victorio – e nella traduzione fattane dal Bonfino – Laurentium, Victoriumque Filium – anche Bartolommeo Facio, che viveva in quel tempo fa noto – Nec inferior putatur Victor ejus filius., il quale, all’architettura in special modo dedicato, per molte fabbriche di quella città somministrò disegni, e più ancora avrebbe fatto se l’assassinio d’un suo famigliare non lo avesse ad immatura morte condottoVasari, edizione di Bologna, tomo I, pag. 194.
Baldinucci, edizione dei Classici, tomo V, pag. 82.. Non sarebbe fuor di proposito il riflettere che a quei dì Ascoli avesse potuto far venire volontà di crescere in credito di grandezza per vastità ed eleganza di edifizi quel tanto accreditato loro concittadino Antonio Buonfini, del quale, se non sappiamo che alcun disegno di architettura si facesse, c’è però altrettanto noto che i precetti di quest’arte ebbe in tanta stima che per esso si hanno le opere dell’Averulino tradotte, ed altre sue produzioni in questo genere che onorano sommamente la sua memoriaCantalamessa Carboni, opera citata, pag. 96 e 97.
Antonio Bonfini ascolano preclarissimo letterato pubblicò molti libri di architettura allorché rimase alla corte di Mattia Corvino e del di lui successore Aldesilao.
Pensa Mazuchelli (Scrittori d’Italia, volume I, parte II, pag. 1151) ch’egli facesse la traduzione dal volgare in latino dell’architettura di Antonio Averulino, il qual libro si conserva manoscritto nella Biblioteca Vaticana fra i codici che furono già della regina di Svezia col n. 518. Un altro esemplare se ne aveva nella libreria del cardinale Ottoboni, un terzo della biblioteca Peireschiana, e l’abate Morelli in fine avverte esservene uno anche nella Marciana.. Era questo tempo archiatro di papa Paolo un Giacomo Solleciti da San Ginesio, di cui parla con altissima ammirazione il nostro PanfiloPamfilo Francesco, De Laudibus Piceni, pag. 90.
Pannelli Giovanni d’Acquaviva, Memorie degli uomini illustri e chiari in medicina del Piceno, tomo II, pag. 65.
Questi fu anche medico dei pontefici Sisto IV ed Innocenzo VIII, e morì l’anno 1482., ed avendo costui molte ricchezze adunate ne adoperò buona parte e pel restauro della cappella di Santa Caterina, e per fabbricare un magnifico palazzo nella sua terra nataleSeverini, Storia di San Ginesio, manoscritto, pag. 269.
Per questa cappella spedì da Roma una tavola con l’immagine di santa Caterina.. Ma più che a tali cose, si deve ora il nostro discorso rivolgere a ricordare che nel secolo attuale ebbe luogo la fabbrica del tempio di Loreto. Fino dal 1295, secondo narrano alcuni storiciTorsellini, libro I, capitolo VII e seguente., avvenne la traslazione della Santa Casa da Nazareth. Nel 1300 dubitando i recanatesi che essendo quella casa senza fondamenti non rovinasse la cinsero da ogni parte con una muraglia, e quindi, a comodo dei pellegrini e a custodia dei voti, edificarono dintorno alcune logge, le quali fecero poi tutte dipingere delle istorie del paesaggio e delle partite di essa casa. Urbano V nel 1353 fu il primo fra i pontefici che si conducesse a visitare questo santuario. Se una tal avventura giovò
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Edizione cartacea
Informazioni bibliografiche
Ricci, Amico, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, Macerata, Tipografia di Alessandro Mancini, 1834
Edizione digitale
Acquisizione
Marco Pochesci
Codifica
Marco Pochesci
Revisore
Marco Pochesci
Data di pubblicazione
30/6/2024
Revisioni all'edizione digitale
Revisore
Marco Pochesci