Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
per accrescere col mezzo dell’esempio la devozione fra fedeli, non fu meno favorevole per le arti, le quali cominciarono fino da quell’epoca a ritrovare in questo luogo una delle principali cause di loro avanzamento. Col progredire de’ tempi si vide dal vescovo che que’ primi murati non erano più atti a contenere la moltitudine de’ forestieri e delle tavolette votive, onde ottenne un luogo bastante a fondare una chiesa, la quale però fu unicamente «col tetto in su i pilastri di mattoni alla salvaticaVasari, edizione bolognese, tomo I, pag. 259.
Torsellino, capitolo XX.
». Ma non essendo neppur questa riuscita, Paolo II inviò a Loreto Giuliano da Maiano acciò il corpo della prima chiesa rifondasse ed ampliasse col suo disegno. Niccolò d’Asti di Forlì, vescovo di Recanati, che aveva già dato nel suo episcopato a divedere quanto gli stesse a cuore che la religione ottenesse sempre maggiore incremento della magnificenza de’ luoghi ove ha principal sede, avendo a proprie spese eretto nel 1450 in Recanati la chiesa e convento de’ Padri Minori Osservanti, che compì in tre anniWogel, Storia de’ vescovi de Recanati, manoscritto, pag. 96.
Niccolò d’Asti vescovo di Recanati e Macerata mise mano e compì a sue spese la fabbrica del convento de’ Minori Osservanti di Recanati. Testimonio della munificenza di questo prelato è l’iscrizione, che si vede nella facciata della chiesa, in cui si legge:
AMUS: PATER DNUS NICOLAUS DE ASTIS DE FORLIVIO EPISCOPUS REC., ET MAC. FECIT FIERI ISTUM LOCUM AD LAUDEM DEI MCCCCL.
, ed essendosi altresì occupato d’edificare di un nuovo la cattedrale di Macerata, ch’ebbe in parte il suo termine nel dì 1 marzo del 1464Wogel, idem, pag. 93.
Il medesimo vescovo di Recanati e Macerata fece riedificare di nuovo la chiesa cattedrale di Macerata, come si ha dall’accordo fatto con maestro Giacomo Petruzzi nel dì 5 del mese di marzo 1464 che si conserva nell’archivio di Recanati.
La tribuna dov’era il coro non fu compiuta che nell’aprile del 1470, come da un’epigrafe che leggevasi sopra la porta che conduceva al coro suddetto.
IN DEI NOMINE AMEN HOC OPUS FABRICA VERUNT MAGISTER JOANNES STEPHANI DE MONTE ELPARO, ET MAGISTER BAPTISTA DE MONTE GUIDON HUJUS CHORI FABRICÆ SOTIUS DE BONIS, ET HEREDITATE VENERABILIS VIRI DOMINI VENANTII ANTONII DE MACERATA ARCHIDIACONI MACERATENSIS PER EJUSDEM FIDEI COMMISSARIUS TESTAMENTI SUB ANNIS DOMINI MCCCCLXX. DE MENSE APRILIS.
La torre non fu costrutta che nel 1478, come dalla lapide che vi esisteva.
DIVO JULIANO PATRONO POPULI MACERATENSIS ÆRE PUBLICO NOVAM A FUNDAMENTIS EREXIT, COSTRUXITQUE ANNO SALUTIS MCCCCLXXVIII. SED XISTO IV. PONT. MAX.
, non poteva a meno di non accorrere, con compiacenza nelle intenzioni del papa, che un gran tempio si edificasse in Loreto, dove esisteva uno de’ monumenti più preziosi di nostra santa religione. Fu nel 1468 che si pose la prima pietra del nuovo tempio. Intanto che l’opera avanzava felicemente e sembrava che in breve dovesse giungere al suo termine per le grandi cure di questo vescovo, fu esso da fierissimo malore sopraggiunto, e quando si vide prossimo al termine di sua vita chiamò vicino a sé le persone più ragguardevoli e virtuose di Recanati, ed imposto loro per via di giuramento segreto, le avvertì che da alcuni cardinali e prelati di Santa Chiesa, non che da altri devoti, gli era stato consegnato molto danaro onde in altro non si convertisse che per le spese della fabbrica di Loreto. Dopo ciò, indicato ad uno di essi un forziere, subitoché fu aperto, se ne trassero molte borse chiuse con l’impronta gentilizia del prelato, che dichiarò contenere la cospicua somma di duecento
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