Ricci, Amico
Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
fabbricati di quel tempo. Il palazzo de’ Priori di Firenze fu fatto fuori squadro per scansare il suolo dove erano le case demolite degli Uberti, se crediamo a Vasari, e con questo si potrebbero aggiungere molti altri esempli. Se regge però questa congettura per gli edifizi che si stabilirono nell’interno della città e de’ paesi, non può così facilmente adottarsi per quelli che si fabbricavano nella campagne ad uso specialmente de’ monaci, e non erano in corrispondenza all’epoca essi meno magnifici, e dominava anche in molti di questi il difetto medesimo, per cui potrebbe alcuno pensare che in certo modo fosse dagli architetti d’allora adottata la teoria della bellezza, ch’è stata poi prodotta da Hogarth, che consiste secondo lui nella linea irregolare e serpeggiante, ovvero nella varietà; il che assolutamente contrasta coi savi principi dell’arte, i quali non mai si videro meglio adottati quanto dai Greci. Un esempio di quelle fabbriche, che si costruirono su vecchi fondamenti e che rimase perciò fuori di squadro, si sarebbe potuto presentare in una chiesa monacale nominata di San Vicino a contatto della quale eravi un eremo. Rimaneva questa situata alla distanza di un miglio da Frontale, nel territorio di San Severino, in una valle ove scorre un torrente che sorge dalle radici del monte. Vi si vedevano ancora le pareti dell’antico monastero ed il vecchio chiostro. Il detto monastero era cinto da muraglie nella parte che riguarda il monte, e della chiesa parlò dottamente BuonarottiBuonarotti. Dittico Sacro di Rambona. Il padre Giovanni Battista Cancellotti gesuita, nella storia inedita di San Severino, riferisce la seguente iscrizione ivi esistente – SUB ANNO – DOMINI – MILLESIMO – TRECENTESIMO – SECUNDO – TEMPORE – DNI – BONIFATII – PAPÆ – OCTAVI – MENSE FEBRUARII – DIE – UNDECIMA – TRASLATUM – EST CORPUS – BEATI – DOMINICI (LORICATI).
Annali Camaldolesi, tomo I, pag. 213.
La chiesa ch’esisteva prima di questa era dedicata alla SS. Trinità.. Essa, come dissi, fu eretta nuovamente sulle vecchie rovine a tempi di Bonifacio VIII, ma non è che brevissimo tempo che rimase distrutta a cagione delle forti dilamazioni del monte che la sovrastava. Non ebbe però, che si sappia, un egual principio l’altra antichissima chiesa de’ monaci di San Salvatore, posta sul colle prossima alla terra d’Apiro, che rimonta all’anno 1350 circa, e che anch’essa si vede divergere dalle rette linee. Non mi trattengo a descrivere quest’edificio e dirne l’interesse ch’esso presenta agli studiosi delle antichità cristiane, giacché non potrei che ripetere quello che già ne disse MuratoriMuratori, Antichità Italiane, dissertazione 74.
Turchi, De Ecclesiae Camerinensis, pag. 276.
Questa chiesa fu inaugurata nel 1386 per opera de’ monaci di San Vicino, cui apparteneva, come rilevasi dagli atti di sacra visita del vescovo di Camerino Alfonso Binarini nel 1579. Una delle cause principali dei difetti sumenzionati nelle fabbriche di questo tempo io lo rilevarei anche nella poca pratica ed intelligenza degli architetti.. Non dirò d’aver condotto simili osservazioni ad altri edifizi che toccano la loro
Annali Camaldolesi, tomo I, pag. 213.
La chiesa ch’esisteva prima di questa era dedicata alla SS. Trinità.. Essa, come dissi, fu eretta nuovamente sulle vecchie rovine a tempi di Bonifacio VIII, ma non è che brevissimo tempo che rimase distrutta a cagione delle forti dilamazioni del monte che la sovrastava. Non ebbe però, che si sappia, un egual principio l’altra antichissima chiesa de’ monaci di San Salvatore, posta sul colle prossima alla terra d’Apiro, che rimonta all’anno 1350 circa, e che anch’essa si vede divergere dalle rette linee. Non mi trattengo a descrivere quest’edificio e dirne l’interesse ch’esso presenta agli studiosi delle antichità cristiane, giacché non potrei che ripetere quello che già ne disse MuratoriMuratori, Antichità Italiane, dissertazione 74.
Turchi, De Ecclesiae Camerinensis, pag. 276.
Questa chiesa fu inaugurata nel 1386 per opera de’ monaci di San Vicino, cui apparteneva, come rilevasi dagli atti di sacra visita del vescovo di Camerino Alfonso Binarini nel 1579. Una delle cause principali dei difetti sumenzionati nelle fabbriche di questo tempo io lo rilevarei anche nella poca pratica ed intelligenza degli architetti.. Non dirò d’aver condotto simili osservazioni ad altri edifizi che toccano la loro
p. 54
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Edizione cartacea
Informazioni bibliografiche
Ricci, Amico, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, Macerata, Tipografia di Alessandro Mancini, 1834
Edizione digitale
Acquisizione
Marco Pochesci
Codifica
Marco Pochesci
Revisore
Marco Pochesci
Data di pubblicazione
30/6/2024
Revisioni all'edizione digitale
Revisore
Marco Pochesci