Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
tali ornamenti. Ma essi sono certamente opere posteriori all’epoca che rintracciamo, non tanto per la qualità della materia che vi fu adoprata, quanto pel disegno che non era a questi tempi né così elegante, né così correttoCatalani, De Ecclesia Firmana, pag. 217.
Ridolfo Tussiani (Histor. Seraph. Relig., libro II) afferma che la chiesa de’ frati minori di Fallerone sia stata consacrata da Buongiovanni vescovo di Fermo. Catalani dice di non aver potuto rinvenire alcun monumento di questa consacrazione, ma che ha veduto però nell’archivio del convento una bolla d’indulgenze concesse nell’episcopato del detto Buongiovanni del 1362, e questa crede aver dato motivo all’equivoco del Tussiani.
. Fra le molte chiese dedicate a san Francesco che meritavano una conservazione era sicuramente quella di Ripatransone, la quale eretta in questo tempo presentava una solida e magnifica costruzione. Essa conservatasi intatta negli ornati esterni e meno le cappelle rifatte, pel resto le navate corrispondevano alla loro prima erezione. Ci duole di dover ora deplorare la recente rovina di questo tempio, che pure era onorevolissimo al paese ed interessante a coloro che ricercano la bellezza nella vecchia architetturaQuesta chiesa, a cui fu tolta la travatura pochi anni sono, conserva ancora i muri laterali e l’abside dove si scorge, dopo la caduta dello scialbo esterno, che fu tutta dipinta da artisti viventi in questo secolo, o da quelli che li succedettero poco dopo. Nel muro di facciata alla porta maggiore vi è in un archetto figurata la Vergine in trono col Bambino in grembo ed ai lati due santi dell’Ordine Francescano, e potrebbe questa dirsi opera di un buon imitatore di Cimabue. In un altare laterale a quello di mezzo dove fu levato il quadro si ha una mezza figura di Ecce Homo coi misteri della passione di Nostro Signore all’intorno che tiene della medesima maniera. Essendo stati i monaci, come altrove si è detto, dei più devoti alla nuova Serafica istituzione, donando a discepoli di san Francesco fin dalla loro prima origine adatti ospizi, vollero tra essi i Farfensi che nella loro principal sede, qual era Santa Vittoria, si edificasse una chiesaColucci, Antichità Picene, tomo XXXI, appendice del codice diplomatico di Santa Vittoria, pag. 48.
Della consacrazione di questa chiesa si ha memoria in un breve di frate Lodovico da Fermo, Episcopatu Casturiensi, il quale per ordine di frate Sisto abate farfense la consacrò il 16 settembre dell’anno 1368.
; il che avvenne nel 1368. Non diremo qual fosse in quel tempo non potendosene rintracciare le vestigia. Nel 1384 quelli di Recanati impiegavano anch’essi vistose somme per simile oggettoWogel, Storia della chiesa di Recanati, manoscritto, pag. 56.
Le spese che si fecero per la costruzione di questa chiesa appariscono dagli atti di ser Antonio Gianni (protocollo I, testamento del 23 agosto 1383). Essa cambiò forma nel passato secolo.
A quest’epoca parimente deve appartenere la chiesa di San Francesco a pochi passi da Mont’Alto, la quale nella parte esterna ancora ne dinota le antiche tracce. Come presso Tolentino nella contrada della Burra era una chiesa ed un convento fabbricato nel 1372, ed era allora abitato dai così detti Frati Clareni, ai quali dopo la soppressione avvenuta per decreto di papa Leone X subentrarono i Minori Osservanti. Anche questo luogo cambiò aspetto.
Gonzaga, Descrizione de’ conventi dei Minori Osservanti esistenti nella provincia della Marca, conv., numero 28.
Santini, Storia di Tolentino, pag. 158.
Come nel 1294 ebbero i frati minori di Monte Santo dal vescovo Filippo di Fermo la chiesa di San Niccolò ch’era monastica.
Questa chiesa di struttura antichissima aveva otto altari. Era di due navate, la principale della lunghezza di piedi 72 e della larghezza di piedi 28.
. E somme non minori da quelli di Ancona furono impiegate nel 1338 per l’erezione di una chiesa ad onore di sant’Agostino, dove si dice da VasariBernabei, Cronache Anconitane, capitolo 95.
Ad laudes, et reverentias Omnipotentis Dei, et suae Matris Gloriosae Virginis Mariae B. Augustini, et Nicolai Confessor. et omnium Sanctor. ejus ad perpetuas rei memorias Universus Populus Civitatis Anconae dedicavit, et fundavit hanc Ecclesiam Ordinis S. Augustini de Ancona nomine, et vocabulo Sancte Mariae populi etc... Anno a Nativitate ejusdem Dei et Dom. Nostri Cristi 1338 indictione sexta die VIIII. Mensis novembris tempore Dom. Benedicti Papae XII., in cujus rei testimonium Frater Jacobus de Ancona Prior dicti loci, et Ordinis presentes litteras fieri fecit etc.
Lo stesso cronista asserisce che la porta di questa chiesa fu cominciata da Maestro Giorgio da Sebenico che per morte lasciò imperfetta.
Vasari lo chiama Duccio, tomo I, pag. 121.
Baldinucci, tomo IV, pag. 428.
Buglioni, Istoria del convento di San Francesco dell’Ordine de Minori d’Ancona, pag. 185.
Saraceni, Storia d’Ancona, pag. 295.
Guida d’Ancona del 1821, pag. 41.
che vi fosse adoprato un tal Moccio da Siena per le sculture che si eseguirono nella facciata, e per quelle che parimente si fecero nell’urna dove erano riposte le ceneri di un fra Zenone Vigilanti, vescovo e generale dell’ordine. Che Moccio lavorasse questo monumento potremo prestargli fede, ma che suoi siano gli ornamenti della facciata ne abbiamo un argomento contrario riferendoci a quanto ci narrò il cronista Bernabei, che visse in quel tempo, in che un Giorgio da Sebenico era in quel lavoro occupato. Conviene dunque credere che avvenisse a questa chiesa quello che già dicemmo per l’altra di San Francesco, vale a dire che rimanessero le facciate prive d’ogni ornamento fino
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