Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
alla metà circa del secolo XIV. Dirò in fine che anche da frati di Sant’Agostino in Osimo si fabbricò circa il 1347 un comodo convento, lasciando quello che avevano fino a questo tempo abitato nel borgo di San LorenzoDagli atti riportati dall’abate Vecchietti si ha che gl’Agostiniani fabbricarono il loro convento nel 1347. La chiesa contigua ebbe da prima il titolo di San Pietro in Ceronzio, in seguito di Santa Maria Nuova, ed in fine di Sant’Agostino.
Compagnoni, Memorie della chiesa e de’ vescovi d’Osimo, tomo III, pag. 62.
. La pietà de’ cittadini vi concorreva, e questa devozione medesima era una favorevole circostanza all’avanzamento delle arti, le quali s’impegnarono in ogni parte ad onore di Dio e de’ santi. Nella città di Fermo un Francesco di Matteo Gansci nel 1313 aveva a sue spese fatto innalzare la chiesa suburbana detta di CastiglioneEsiste nella chiesa la seguente iscrizione.
HOC OPUS FIERI FECIT. FRANCISCUS MATTEI – GANSCI: – AD – HONOREM – DEI – ET – BEATAE – MARIAE – VIRGINIS – ET SANCTORUM – FLAVIANI, – ET COSTANTINAE, ET COIS: – FIRM – SUB – ANNO – DNI – MCCCXIII TEMPORE EPI: – ALBICI.
, e nell’anno medesimo per cura di Domenico Cola, magistrato dell’Annona, era stata rifatta entro le mura quella di San GregorioSulla parete esterna della chiesa di San Gregorio A. D. MCCCXIII. INDICTIONE – X. D. N. CLEMENTIS – PAPAE III. RENOVATA FUIT. HAEC ECCLESIA PER DOMINIC-COLAM – MAGISTRI ANNONAE.
M’avvertiva il chiaro avvocato Giuseppe Fracassetti, cui professo molta gratitudine, tanto per avermi comunicata la citata epigrafe come per le molte altre notizie da esso ricevute relative alla sua patria, che debba piuttosto leggersi Clementis Papae V non III, ma il Magistri ci chiarisce della poca dottrina dell’autore. Moltissime sono le chiese che potremmo citare come fabbricate in questo tempo.
Avicenna nella Storia di Cingoli, pag. 113, riferisce una lapide che ricorda l’erezione di quella di Santa Maria presso Cingoli del 1324, la quale fu di recente distrutta. Bernabei nella sua cronaca parla di quella che fu eretta in Ancona per intercedere la cessazione della pestilenza del 1349, dedicandola a Maria Vergine sotto il titolo della Misericordia, e Saraceni narra che fu essa nel 1399 ampliata.
Non è a dimenticarsi la chiesa detta della Pace, che in ben diverso modo di quello che al presente si scorge, fu edificata in Macerata nel 1323 nell’occasione in che fu conchiusa la pace fra le fazioni Guelfe e Ghibelline. Di tal circostanza ci avvertiva una lapide che leggevasi in detta chiesa.
IN NOMINE DEI – AMEN – ANNO MCCCXXIII. INDICT. VI. TEMP. D. JOANNIS PP. XXII. DIE XXIII. M. MARTII AEDIFICATA FUIT HECC. S. MAR. PACIS – PER GENTILUTIUM BARTHOLOMEI – ANDREUTIUM CARBONUM – ET JULIANUM PAULI D. MACERATA PRIMO AN. QUO FACTA FUIT CIVITAS, ET AUCTORITATE D. FEDERICI EP. MACERATÆ TEMP. D. AMALII RECTORIS GENERALIS IN MARCHIA.
Compagnoni, Reggia Picena, pag. 190.
Né quella che Giovanni Varano nel 1385 comandò con suo testamento che s’innalzasse in una di lui casa posta nel borgo di San Vincenzo, e a cui unito un monastero, ordinò che vi dimorassero dodici monaci di Monte Oliveto. Si trasportarono poi detti monaci di là a non molti anni all’estremità del borgo, e fu loro data la chiesa di San Matteo, la stessa cioè che dal vescovo Rambotto, o Ramberto l’anno 1291 era stata concessa alle racchiuse di San Gregorio, e queste passarono ad abitare il borgo detto de’ Belmangeri l’anno 1483.
Nella sudetta commutazione fra le monache benedettine e gli olivetani, si commutarono anche i nomi delle chiese, perché si venne a chiamare di San Matteo quella che avanti si diceva di Santa Maria Nuova, la quale denominazione passò con gli olivetani nella chiesa antica di San Matteo, oggi detta della Santissima Annunziata, che fu a buona forma ridotta nel 1494 dalla pietà del duca Giovanni Maria Varano.
Lilli, Storia di Camerino, libro IV, parte II, pag. 124 e pag. 143.
Come in fine sappiamo che nel secolo XIV ne fu eretta una nella terra di Santa Vittoria, dedicandola a San Salvatore.
. Una però delle fabbriche più interessanti di quest’epoca può riguardarsi nella vecchia collegiata di Offida, la quale dall’esser monacale passò ai canonici. Fu questa chiesa rifatta quasi da fondamenti in questo secolo, perché l’esser essa collocata sulla cima di un piccolo colle fece che soffrisse da ogni lato, per le acque, pericolose corrosioni, onde i ministri che l’ufficiavano costretti furono ad abbandonarla. Sorge questo tempio maestoso, e se ne rimira a qualche distanza dal paese la magnificenza, per cui il viaggiatore, curioso di osservare quanto di bello produsse l’arte anche fra monti, dimentica ogni disagio e si rende impaziente di poter meglio vedere d’appresso quello che da lungi lo ricrea e lo sorprende. S’ascende a questa chiesa per vari gradini e nell’entrarvi rimane soddisfatto l’occhio, e per la di lei vastità, e per le giuste sue proporzioni. Il Goticogotico posteriore è anche qui usato in quei modi che praticavasi da migliori artisti di quel tempo. Meno la tribuna, la quale è ornata di Mosaicomosaici, forse de’ primi che riprodussero i mosaicisti dopo il deperimento di questa manifattura, pel resto le altre cappelle furono di nuovo rifatte con grandissimo danno della chiesa stessa, la quale indenne da queste variazioni avrebbe tanto più richiamato l’occhio dell’ammiratore. Dalla parte meridionale per una porta arcuata e ristretta si entra in un magnifico sotterraneo corrispondente in lunghezza alla chiesa superiore.
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