Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
Molte colonne di pietra cotta ne sostengono le volte, ed alcune servono ad ornamento dei tre altari che vi sono dispostiIn una delle pareti laterali esterne si legge l’iscrizione seguente scritta in bellissimi caratteri così detti gotici – ANNO DOMINI – MCCCXXX – TEMPORE FRATRIS FRANCISCI PRIORIS. FABRICATA – FUIT – ET. MAGISTER ALBERTINUS. FECIT. HIC. PON.
Di questo paese si ha una storia inedita scritta da frate Andrea Rosini cappuccino offidano nel 1654. Il manoscritto conservasi nell’archivio comunale. Della chiesa citata si parla a pag. 35.
. È una cosa molto difficile che, o il tempo, o il vario gusto degli uomini, non diano causa a dei mutamenti nelle fabbriche. Fra quelle dedicate al culto di Dio ne soffrono specialmente le chiese dove i capi di esse vorrebbero pur lasciare monumenti di loro pietà; ma il danno maggiore ne deriva dal non essere in questi lo zelo di conformità al gusto ed all’intelligenza, e chi non possiede queste doti non ha neppure un fatto corrispondente per scegliere alla direzione delle proprie idee uomini che suppliscano a quello di che eglino sono mancanti. Sul qual argomento riflette saggiamente VasariVasari, Edizione dei Classici, tomo V, pag. 338., allorché parlando delle porte di bronzo che fece scolpire per San Pietro papa Eugenio IV dai scultori Filarete e Simone Fiorentini, dic’egli che diede a conoscere al mondo, ch’era uomo non solo di poca intelligenza nell’arte, ma che poco considerava altresì di quant’importanza sia il fare stima delle persone eccellenti nelle cose pubbliche, per la fama che se ne lascia, per la poca vita che hanno le opere e perché in fine si fa ingiuria al pubblico ed al secolo in che si è nato; credendosi risolutamente da chi viene poi, che se in quell’età si fossero trovati migliori maestri, quel principe si sarebbe piuttosto servito di quelli, che degli inetti e plebei. E ritornando a noi dirò che se per esempio la cattedrale di Recanati, che come accennammo ricorda la sua ricostruzione al 1385, si vedesse ora qual fu a quel tempo non sarebbe offeso il nostro occhio da quel pesantissimo soffitto di legname tutto intagliato carico di cartocciami, ma invece lo vedremmo sorgere svelto da pilastri dar più di maestà e più di luce alla fabbrica, e invece di vedere delle cappelle decorate da colonne doriche o ioniche, vedremmo queste messe alla semplice, giacché semplice era l’insieme del tempio; e invece di una tribuna occupata da ornamenti disadatti, sorgerebbe più maestosa quanto più fosse spoglia di ciò che non le conviene, e così noi non daremmo luogo a considerare nelle diverse parti di una chiesa i variati gusti de’ tempi e degli uominiWogel, Storie de’ vescovi di Recanati, manoscritto, pag. 56.
Nel 1383 morì un certo Niccolò Corraducci di San Ginesio, persona molto ricca, e legò tutti i suoi beni per testamento ad usi pii. Convennero poi gli esecutori testamentari d’impiegarli per la costruzione della chiesa cattedrale, la quale era allora troppo angusta e per l’antichità vicina a rovinare. Poco dopo cioè nel 1385 ai 13 di febbraro un tal Venanzo Cisci istituì erede de’ suoi averi Angelo vescovo, onde se ne servisse per la fabbrica di San Flaviano. S’accinse questo prelato con molto impegno all’impresa, e ne fa fede un istromento pubblicato ai 13 di gennaro del 1384, dove si ha la compra di centomila mattoni e mille pesi di calce proveduti a tal effetto. Ex libro Anton-Joannis in Archivio Pubblico Recanati.
Esisteva ancora nel protocollo del medesimo notaro (ma ora perito) il contratto del vescovo fatto coi muratori.
Il campanile non fu compiuto che nel 1491. Pochi anni prima, cioè nel 1369, fu anche di nuovo fabbricato il palazzo vescovile in occasione che un Oliviero venne ad occupare la sede episcopale di Recanati. Tutto questo si riscontra dal libro d’entrata ed esito di quest’anno, che si conserva nel publico archivio della città.
unità pertanto era il canone da cui non
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