Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
acquistata, ne ordinò dopo la sua morte un onorevole monumento nella chiesa di Santa Maria del Fiore ad Andrea del Castagno che lo ritrattò a cavalloNella base del monumento si ha quest’epigrafe.
HIC QUEM SUBLIMEM IN EO PICTUM CERNIS
NICOLAUS TOLENTINAS EST INCLITUS
DUX FLORENTINI EXERCITUS.
. Riuniva il Mauruzi alla perizia militare, intelligenza e gusto alle arti ed agli studi, e mentre vedeva quanto questi fiorissero in Firenze volle eccitarne coll’esempio i suoi concittadini ordinando che un Giovanni Rossi da Firenze architetto si portasse in Tolentino e ivi a sue spese si costruisse la porta maggiore della chiesa di San Nicola. Furono da Venezia trasportati i marmi e con questi si eresse una fabbrica che tanto per la sua ricchezza, quanto per l’estrema precisione nel lavoro, sarà mai sempre apprezzata come un monumento pregevole dell’arteSantini, Storia di Tolentino, pag. 218. Questa è l’epigrafe che si legge sopra la detta porta:
QUI FLORENTINUS PATRIAM, PAPAMQUE, DUCEMQUE REDDIDIT ILLUSTRES, FIERI SPECTABILE JUSSIT.
HOC OPUS ILLE DIVUM DUCTOR NICOLAUS, AMENUM QUEM TOLLENTINUM GENUIT SUB MÆNIBUS ALTIS (MCDXXXII)
SED POSTQUAM PETIIT COELUM MENS ALMA POTENTIS TRANSFERRI LAPIDES VENETO DE CLIMATE FECIT.
COMPOSUIT RUBEUS DECUS HOC LAPICIDA JOANNES. QUEM GENUIT CELSIS FLORENTIA NOTA TROPHEIS.
. In questa medesima epoca qui si condusse da Venezia un tal CedrinoNella base del pilastro posto a mano sinistra vi è scritto Cedrinus Venetus sculp. 1418., architetto e scultore, e venne adoperato da Frati Eremitani ad intagliare la porta principale della chiesa che questi avevano eretto prima del 1418 nella terra d’Amandola. Riduceva costui il marmo a sì fini intagli che rendeva il suo lavoro più atto a sorprendere di quello che sia ad ammirare. Il suo nome non mi è noto che per l’iscrizione che lasciò nella base d’un de’ pilastri di questa porta; pel resto tengo per certo che in altri luoghi ancora operasse per l’analogia che vi si trova, la quale particolarmente si scopre per uguali intagli nella vecchia porta della chiesa detta di Santa Maria di Piazza della terra di Mogliano, dove o non vi fu mai iscrizione oppure questa venne nel tempo corrosa. Ad un Enrico Alemanno commise Porfirio da Camerino pievano la facciata della sua chiesa nella terra di San Ginesio, e gli sborsò pel disegno la somma di duecento ducati d’oroSeverini, Storia di San Ginesio, manoscritto, pag. 220. Se ne legge il nome in una lapide di pietra cotta affissa nella stessa facciata.
Il suddetto storico dice aver letto l’istrumento di convenzione nell’archivio di questa pievania.
. A quest’opera che ebbe effetto nel 1421 successe l’altra nel 1440; delle sculture a fogliami delle porte che furono bellamente eseguite in quel tempo in cui era pievano di quella chiesa un Giacomo BerardiDetto, pag. 240., e poco prima, cioè nel 1433, erasi già parimente compiuto il fonte battesimale che, per lo stesso genere di scultura, può dirsi condotto da un medesimo arteficeDetto, pag. 229.
Da Paolo pievano di San Ginesio fu fabbricato in marmo il fonte battesimale, come costa da una iscrizione incisa nel medesimo battisterio. A. D. MCCCCXXXIII. F. D. EUGEN. P. P. IIII. T. D. PAULO SALTERO LAPIDE M. P. Q. s. a. b. M. JOANNI S. M. A. C. O. M. R. 10.
. I frati ognor divenivano più potenti abitando nelle città, a differenza de’ monaci, predicando e collo zelo e coll’esempio
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