Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
acquistando autorità, traendo la gente a sé per devozione ad un tempo, e per consigli e per affari, onde que’ loro claustri ed atri o portici servivano alle adunanze del popolo ed anche ad ornamento delle città, ed in tal guisa, parte colla mediazione dei grandi e parte coll’opinione religiosa, le arti andavano di giorno in giorno avanzandosi. Per non dire di molti, ricorderò che tenendosi anche fra noi il costume di costruire ne’ conventi de’ claustri che servissero allo scopo indicato, si fabbricò quello de’ padri di San Domenico d’Osimo circa il 1427; vale a dire subito che venne a questi religiosi concessa la chiesa di San Marco, a cui era unito fino dal 1406 uno spedaleMartorelli, Storia d’Osimo, pag. 221.. E nel 1444 si fece altrettanto in Camerino per i frati di questa medesima regolaLilli, Storia di Camerino, libro VI, parte II, pag. 207.
Questo chiostro fu fatto a spese di frate Antonio Lilli teologo inquisitore e provinciale della Lombardia. Era il detto claustro a due ordini, uno sovraposto all’altro, e gli ordini erano divisi da colonne piuttosto esili. Con l’andare del tempo fu nella maggior parte rifatto.
. Il gusto di queste fabbriche cominciava a differire da quello che ancora pratticavasi nel principio del secolo, ed eravamo giunti a quell’epoca, la quale stante lo studio delle antichità, di cui particolarmente si occuparono, come si disse, Brunellesco e Donatello, rinasceva il gusto della buona architettura. Valse assai a questa impresa l’opera di uomini dottissimi nati nelle due contrade d’Italia più favorite dalla grazia, la Toscana e lo Stato Veneto, li quali per le loro idee spiegarono un genio straordinario dopo aver bevuto alla fonte dell’antica magnificenza in Roma; dal che appare sempre più quella verità, che saviamente ripete NappioneNappione Galeani Gianfrancesco, Monumenti dell’architettura antica. Lettere al conte Giuseppe Franchi di Pont, Pisa 1820, tomo I, lettera XII, pag. 245., che l’architettura fra tutte le belle arti è la più difficile a risorgere, e quella che più facilmente si corrompe e decade. Brunellesco divenne eccellente fabbricando la cupola di Santa Maria del Fiore, perciocché operò egli soltanto, non istruì. I due veri e principali istitutori d’Europa in quest’arte, i quali non solo colle opere, ma cogli scritti illuminarono la posterità, sono due uomini rari e negli studi di cose antiche versatissimi. Leon Battista Alberti nobile fiorentino e frate Giocondo da Verona, ai quali potrebbe aggiungersi Cesare Cesariano, che fu il primo, che oltre il tradurre, commentasse dottamente Vitruvio. Governava la chiesa in questo tempo papa Nicolò V, a cui l’architettura specialmente professava particolari obbligazioni.
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