Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
In Jesi ai frati minori che abitavano l’antico monastero di San Marco fu nel 1437 concessa dal magistrato l’antica chiesa di San Fiorano, che in quel tempo a miglior forma ridussero. Cedette anche questa non so se all’antichità o al consueto genio degli uomini di apprezzare più le opere loro di quello che sia degli antichi, e fu nel 1760 ridotta allo stato in cui si trova, e che noi non possiamo lodare, giacché sorta in un’epoca non troppo felice per una savia e ragionevole architetturaBaldassini, Storia di Jesi, pag. 111, 140, 142, 349, 356.
I francescani nel 1373 avevano la chiesa e convento di San Marco fuori delle mura che fu loro donato da monaci, la qual chiesa ancora esiste.
Nel 1457 si ha un atto col quale i francescani richiedono di venire in città ad uffiziare la chiesa di San Fiorano di dove era rettore un don Cipriano Gentili.
Nel 1440 fu aderito alla supplica presentata da questi frati e vennero essi in San Fiorano dietro l’assenso del vescovo e del magistrato di Jesi. Se ne ha l’atto nell’appendice della Storia jesina.
Questa chiesa fu interamente fabbricata nel 1760.
. Ed una uguale circostanza avvenne alle altre chiese che parimente i frati minori di Penna San Giovanni fabbricarono nel 1457 col disegno di un maestro Salino LombardoDa una lapide collocata nel muro della facciata della chiesa impariamo la vera epoca in cui fu costrutta questa fabbrica.
IN NOMINE DOMINI JESU –
A.D. MCCCCLVII. LOCUS ISTE FERE TOTUS FACTUS EST HIC VIVENTIBUS. CONTERRIGENIS FRATRIBUS, MAGISTRO SANCTE BONCORDE, MAGISTRO CATHERINO, FRATRE ALEXANDRO, FRATRE FRANCISCO, FRATRE JACOPO, ET FRATRE ANGELO. ARCHITETTORIS MAGISTER SALINUS LOMBARDUS.
, dopo che da essi fu abbandonato un altro convento che avevano fuori dalle mura di questa terra e che fu loro di abitazione fino al 1280Colucci, Antichità picene, tomo XXX, pag. 28.
Civalli, Visita triennale inserita nelle Antichità picene nel tomo XXV, a pag. 156.
Wadingo, Annali francescani sotto il 1280.
. La chiesa attuale non presenta alcun interesse e se l’area di questa corrisponde all’antica, può dirsi anch’essa assai ristretta. Erasi fino dal 1321 compiuto in Ancona l’edificio della nuova chiesa di San Francesco, ma essendo rimasta a farsi la facciata, approfittarono i devoti del santo dell’arrivo che fece in quella città un tal Giorgio da Sebenico. Adoprò questi nel lavoro che gli commisero ogni cura perché riuscisse di universale contentamento. Intagliò di bellissimo marmo bianco gli ornamenti della porta maggiore e li fece con tanta arte e precisione, che que’ fogliami e quelle immagini si direbbero più fatte colla stecca, di quello che incise collo scalpello. Narra Lando FerrettiBernabei, Cronaca anconitana, capitolo 95.
Lando Ferretti. Fu questi un dotto giuris-perito, poeta ed istorico anconitano che fiorì presso alla metà del secolo XVI.
La principale sua fatica fu quella di raccogliere notizie per scrivere, come fece, la storia d’Ancona, ma questa di lui fatica, di cui spesso si prevalse Giuliano Saraceni, non vide mai la pubblica luce.
Il manoscritto autografo esisteva sicuramente in Ancona, ma dal Saraceni suddetto dicesi che tale istoria, scritta con buon carattere, trovavasi al suo tempo in Roma nella biblioteca del cardinal Flavio Chigi, dove forse passò qualche anno dopo la morte del Ferretti. In Ancona se ne vede un qualche esemplare a penna.
Pietro Valerio Martorelli, Teatro istorico della Santa Casa di Loreto, Roma, 1733, nel tomo I in fine riporta un tratto di questa storia avente relazione alla sua opera.
che per tal opera, che si compì nel 1455, gli fossero consegnati settanta ducati d’oro di premio. Ad un ugual lavoro dicono fosse chiamato Giorgio da Frati Eremitani di detta città affinché nella facciata della loro chiesa particolarmente si dedicasse a fare intagli, che più de’ primi meritassero l’ammirazione di coloro che del difficile e dello straordinario si occupano, a preferenza del vero bello, che consiste in ispecial modo nella semplicità. La morte distolse l’artista da quell’opera che rimase perciò senza compimentoBernabei, Cronaca citata.. Se nel regno di Niccolò V ebbe la nostra provincia la sorte
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