Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
La chiesa, che fu dedicata al protomartire santo Stefano, era di quella grandezza che fu comune in questo tempo a tutte quelle che si stabilirono presso a chiostri delle suore, vale a dire molto ristrettaWogel, Storia della chiesa di Recanati, manoscritto, pag. 72.
Poco prima di quest’epoca vedonsi nella Marca innalzati simili edifizi, ed eccone la cagione.
Vissero in questi luoghi fino al secolo XIII molte femmine separate, in quella guisa che ad anacoreti soltanto si conveniva. Una tal vita non era legata da voti solenni e perciò queste donne, che si dissero incarcerate o cellarie, dipendevano dalla direzione de’ vescovi, come nota il padre Sarti (De Episopis Eugubinis a pag. 184). Lo che sembra anche uniforme alla decisione fatta dal concilio Lamatense l’anno 1330 (libro XV, pag. 404). Quest’austerità poi produsse che una simile anacoretica costumanza presto si sciogliesse, il che avvenne poco prima del secolo XV come ne avverte monsignor Garampi (Vita della beata Chiara, dissertazione I, pag. 101 nelle note).
, e non meno di questa lo fu l’altra che due anni prima si eresse in Camerino per le monache della medesima regola. Giulio Varani, mosso dalle preghiere della sua figlia Camilla, fece fabbricare in quella città il monastero di Santa Chiara, che fu poi stanza della figlia sudetta finché visseLilli, Storia di Camerino, libro VI, parte II, pag. 209.. Se colla mediazione de’ principali signori e de’ magistrati di questi luoghi si ottenne che molti edifizi sacri s’innalzassero, non fu meno favorevole per quest’epoca alla nostra provincia l’opinione religiosa che s’acquistò un suo nativo, qual fu il beato Giacomo della MarcaWadingo, Annali minoritici, tomo V, VI, VII.
Sanazzaro, Poemata, Venezia, 1746, elegia VII.
Oltre la vita che ne scrisse Paolo Regi, e che rimase inedita, si ha ancora un compendio (oggi assai raro) compilato dal padre Lodovico Celestino da Corvino minore osservante, che si stampò in Napoli per Orazio Salviani nel 1571 in 8, dedicato al pontefice Sisto V. Si sa, e lo dice Vasari ancora, che Giotto fu chiamato a dipingere in Assisi da san Giacomo della Marca, e si aggiunge che l’idee allegoriche espresse sopra la volta dell’altare maggiore della basilica assisiana le tolse egli da Dante. Fu studiosissimo del divino poeta san Giacomo stesso, come poteva vedersi in una copia della Divina Commedia tutta di suo pugno, e con note spirituali da lui composte, il qual Dante di san Giacomo da Monte Brandone, dove si teneva con altri suoi manoscritti da que’ frati, venne in potere di monsignor Devoti, e dalle mani di lui passò nell’oggi dispersa libreria di Pio VI.
. Ebbe esso i suoi natali in Monte Brandone luogo soggetto alla città d’Ascoli. Fu ascritto ai Frati Minori Osservanti ed ebbe a compagni san Bernardino da Siena e san Giovanni da Capistrano, e non fu meno di questi famigerato nel reprimere gli errori religiosi che dovunque erano sparsi in questo secolo. Cessò di vivere in Napoli ai 28 di novembre del 1476. Fu celebrato il suo zelo apostolico ed il molto suo sapere con un’elegia da Accio Sincero Sanazzaro. E delle sue geste ne scrisse Paolo Regi vescovo di Vico-Equense. Era il beato Giacomo fra noi considerato come quello che più valeva a far cessare ogni municipale rancore e riduceva questi luoghi a sua voglia; onde però il frutto di sue fatiche mai non cedesse, consigliava i paesi ad accogliere fra loro de’ frati che la stessa sua regola professavano. Giovò un tal consiglio ai fermani dove nel 1442 si cedette a questi frati la chiesa di San Martino e vi si unì un convento per quelli che lo vennero ad abitareAdami, De rebus in civitate firmana etc., pag. 97.; ed altrettanto avvenne in Osimo nel 1459Wadingo, tomo X, pag. 228.
Gonzaga, conv. numero 29.
Dal libro delle riformanze di Osimo, ab anno 1440 al 1448, a pag. 5.
Molte variazioni soffrì questo convento nel 1495.
Martorelli, Storia di Osimo, pag. 404.
Diotaiuti Girolamo, manoscritto intitolato Fragmenta historia auximi, pag. 68.
, non che a Jesi nel 1471Baldassini, Storia di Jesi, pag. 172. Molte variazioni ebbero luogo nel 1600.
Idem, pag. 355.
. Furono tutte queste chiese dedicate alla Vergine sotto l’invocazione dell’Annunziata. Non si potrebbe dire quali si fossero giacché furono esse tutte a nuova forma ridotte. É cosa maravigliosa il pensare che mentre le arti risorgevano in questo punto d’Italia, non meno che altrove, eravamo
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