Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
comodo ed all’ornamento dei paesi. Ancona racchiudeva moltissimi che al traffico si dedicavano e per conferire tra loro trovava necessario il magistrato che un luogo adatto pur vi fosse, il quale riunendoli tutti insieme supplisse alle antiche basiliche, che oltre ad altri oggetti anche a questo scopo avevano i nostri antichi innalzato. L’edifizio che si eresse nella parte più abitata della città circa l’anno 1443Bernabei, Cronaca anconitana, capitolo CIII. fu nel suo nascere composto di tavole e di travi male assettati. In progresso fu dato l’incarico di ridurlo in una forma più comoda ed elegante a Giovanni Sodo, architetto nativo della stessa città d’Ancona, il quale più che in queste cose ebbe fama di essere reputatissimo in opere spettanti all’architettura militare, come meglio a suo luogo vedremo. Compiuta ch’ebbe costui la parte interna, la quale si narra ch’era scevra d’ogni ornamento, ne fu allocata la facciata, secondo ne dice il cronista Bernabei (a cui però non aderisce il Saraceni, ma seguitando il Vasari la dice di Moccio da Siena), a quello stesso Giorgio da Sebenico che aveva poco prima condotto a termine il lavoro della chiesa di San FrancescoSaraceni, Storia d’Ancona, pag. 256.
Oretti, Degli oggetti d’arte esistenti nello Stato Ecclesiastico, manoscritto esistente nella Biblioteca Hercolani di Bologna.
. Tenne Giorgio in quest’opera quello stile che è più determinato dalla sola fantasia dell’architetto piuttosto che dalle savie prattiche dell’arte. Gli ornamenti di questa facciata hanno un misto del buon uso antico e dell’arabesco. Vi scolpì fogliami, figure e nel mezzo a Bassorilievobasso rilievo vedesi una figura equestre, insegna della città d’Ancona. Secondo informa il nostro storico BernabeiBernabei, capitolo 103.
Vasari, edizione bolognese, tomo I, pag. 121.
Baldinucci, edizione de Classici, tomo IV, pag. 428.
Della Valle, Lettere senesi, tomo II, pag. 65. Lando Ferretti riferisce nella sua storia manoscritta che per fare questa facciata la comunità d’Ancona prese in imprestanza il denaro da un Dionisio Benincasa.
ebbe questa facciata il suo compimento nell’anno 1459, e mentr’essa si lavorava ne commetteva il magistrato la dipintura della volta ad un artista toscano, ma che per il lungo domicilio si era già reso cittadino. Fu questa a quel tempo semplicissima, consistendo in una tinta oltramarina con delle stelle dorate. Di più si sarebbe fatto se l’opera non fosse stata interrotta per volontà di coloro che succedettero all’ufficio di regolatori, i quali la lasciarono in tal guisa fino alla metà del secolo susseguente. Di non minor merito di Giovanni Sodo e di Antonio Bosio
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