Ricci, Amico

Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona
danari costruire un ponte di un solo arco sul fiume Potenza a pochi passi dalla porta detta del mercato e lo diede compiuto nel 1404Cancellotti, Storia di San Severino, manoscritto, pag. 36.
Vi si legge la lapide seguente.
ANNO DOMINI MCCCCIV TEMPORE SS. DNI INNOCENTI PAP. VII., ET MAGIST. DNI HONOFRI COL: SMEDUTI PRO SACRA ROM. ECCL. VICARJ GENLIS TERRÆ SANCTI SEVERINI, ET DESTRICTUS HIC PONS CONSTRUCTUS FUIT.
. Nel 1427 si pose mano all’altro ponte, detto di Cesalonga, e che ora nomasi di Sant’Antonio. Di questo secondo ne scrive il cronista Cola Procacci di Sanseverino (manoscritti dell’ottobre del 1427), e dice che fu cominciato a murare sotto quest’anno da un maestro Stefano da Monte Milone e fu compiuto da un tal Bardese da Caldarola. Questo ponte che serve di chiusa alle acque, le quali in grande abbondanza sgorgano per amplissima scala, mostra un magnifico edifizio fatto dal senno de’ nostri maggiori, i quali guardavano all’utilità che somma apparve, quando fattisi i canali, occuparono tutto quel tratto che si dirigge al soborgo di Santa Maria delle Concie. Come altresì si deve considerare lavoro pregievolissimo, in questo medesimo genere, l’altro ponte che dedicarono ai santi Filippo e Giacomo gli ascolani nel 1471, il cui disegno fu di un Bartolommeo Mattioli da Torsciano (presso Perugia), il quale, o fu architetto, o almeno valente Structor, ossia Capomastro, facendone fede il maraviglioso ponte Felcino, edificato da esso vent’anni prima sul TevereMariotti, Lettere pittoriche perugine, pag. 273.. Combatteva in questo secolo Francesco Sforza duca di Milano contro Giosia, che capitanava le soldatesche di papa Eugenio IV, ma non so se per fortuna o per valore la vittoria cadde a favore del primo, che di queste nostre città si fece ben presto signore. Quei di Tolentino nel mese di maggio del 1438 si ribellarono dal loro nuovo padrone e si unirono ai camerinesi. Non tornò per’altro che a loro danno un tal tentativo, giacché dopo aver per più mesi contrastato coi militi dello Sforza, nel mese di ottobre di quest’anno medesimo ritornarono loro malgrado nella servitù da cui non si erano partiti che ben per pocoSantini Carlo, Memorie storiche della città di Tolentino, pag. 143.
Compagnoni, Reggia Picena, pag. 334.
. Il duca non appena si vide soggetta questa città pubblicò un decreto da Pieve TurinaScaramuccia, Della storia di monte Cassiano, pag. 257 e seguente.
Così scriveva a quei di monte Cassiano il San-Vitali onde mandassero operari pel compimento della rocca di Tolentino – Nobilibus viris, tamquam fratribus honorandis, Potestati, et Priooribus Montis S. Mariae in Cassiano. Nobiles Viri tamquam Fratres honorandi.
«Questo dì haggio le lettere dell’excellentia del conte, il quale me commanda, che prestamente debba avere spacciata questa rocca di Tolentino per poter mettere il castellano.
E pertanto, che qui non è niun fornimento per supplire a questo monumento, la excellentia del conte me manda una listra delle terre della Marca, che ciascuna debba contribuire, ed aiutare, secondo che in detta listra si contiene. E pertanto ve comando, che veduta la presente mandate qui in Tolentino due uomini con due bestie, e ciascuno debbano arrecare ceste, sacche, e pali. E questo non manchi alla pena di venticinque ducati applicati alla camera del conte, avvisandove, che mancando per vostra negligenza, pagherete voi la detta pena.
Datum Tolentini die 29 Januari 1439.
Petrus Brunorus de S. Vitali Armiger, et Capitanus Fantium nec non Comissarius».
, dove trovavasi, sotto il 15 d’ottobre ed in esso nominava in suo rappresentante in Tolentino un Brunoro da San Vitale di Parma e nel tempo stesso spediva,
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